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Piemonte a secco, torna l’incubo. Barbero (Arpa): “Neve fusa troppo velocemente, i cittadini devono ridurre i consumi”

today14 Luglio 2026

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Piemonte a secco, torna l’incubo. Barbero (Arpa): “Neve fusa troppo velocemente, i cittadini devono ridurre i consumi”

Il Piemonte sta rivivendo il dramma della siccità, con scenari che riportano alla memoria la terribile estate del 2022. Nonostante un inverno ricco di neve, le ondate di calore precoci hanno cambiato le carte in tavola, prosciugando le riserve montane in tempi record. Secondo Barbero, direttore di Arpa Piemonte, ha illustrato la gravità della situazione durante la trasmissione Il Timone delle 13 con Paolo Sergio su Giornale Radio. L’ingegnere ha spiegato come il rialzo termico di maggio e giugno abbia letteralmente divorato il manto nevoso, lasciando i fiumi privi del necessario supporto idrico proprio nel momento di massima domanda.

Agricoltura in ginocchio e autobotti in montagna
La crisi colpisce duramente il settore primario, con i corsi d’acqua che hanno visto una riduzione drastica delle portate. “Abbiamo visto velocemente un’evoluzione in riduzione importante”, afferma Barbero, precisando che il problema principale riguarda l’approvvigionamento per scopi irrigui. Mentre l’agricoltura soffre per le alte temperature, la situazione dell’acqua potabile è sotto stretto monitoraggio. Sebbene non ci siano ancora criticità diffuse per i cittadini, in alcune borgate montane e aree appenniniche i gestori stanno già intervenendo con le autobotti per riempire le cisterne e garantire il servizio essenziale.

L’aiuto della Svizzera per salvare i fiumi
Per tentare di arginare l’emergenza, la Regione Piemonte ha avviato contatti diplomatici con la Valle d’Aosta e il Canton Ticino. L’obiettivo è ottenere il rilascio di acqua dagli invasi idroelettrici per sostenere i deflussi a valle. “Il Canton Ticino ha in questo momento una quantità di acqua stoccata che è pari alla disponibilità dell’acqua invasata nel Lago Maggiore”, rivela Barbero. Si tratta di volumi imponenti che, se utilizzati in modo coordinato privilegiando l’uso agricolo e civile rispetto alla produzione di energia, potrebbero offrire una boccata d’ossigeno fondamentale ai territori piemontesi.

Il paradosso della neve fusa in una settimana
Il cambiamento climatico sta stravolgendo il ciclo idrologico tradizionale del bacino del Po. Se un tempo la neve garantiva un rilascio graduale fino a luglio, oggi il surriscaldamento globale accelera tutto in modo violento. Barbero sottolinea che la fusione è avvenuta “quasi istantaneamente nel giro di una settimana o due”, riducendo le disponibilità idriche proprio quando la domanda aumenta. “Dobbiamo fare i conti con un clima che cambia”, avverte l’esperto, segnalando che in futuro la risorsa non mancherà necessariamente in termini assoluti, ma sarà disponibile in momenti diversi e meno prevedibili rispetto al passato.
L’appello ai cittadini, l’acqua è un bene finito
In attesa di interventi infrastrutturali a lungo termine, come nuovi sistemi di raccolta e riduzione delle perdite, l’unica arma immediata è il risparmio. Molti sindaci hanno già emesso ordinanze per limitare l’uso dell’acqua allo stretto necessario. La situazione, purtroppo, è “destinata a evolvere ancora in negativo” a causa dell’assenza di piogge intense all’orizzonte. Barbero conclude con un monito chiaro per tutti: “Un appello a non sprecare l’acqua e a considerarla come un bene prezioso finito è sicuramente importante per tutti i cittadini”.

In sintesi
* Siccità record: I livelli dei fiumi piemontesi sono tornati ai minimi storici, simili a quelli registrati durante l’estate 2022.
* Neve svanita: Le ondate di calore di maggio e giugno hanno fuso il manto nevoso in una sola settimana, annullando le riserve estive.
* Soccorso internazionale: Si punta all’acqua delle dighe del Canton Ticino, che possiede volumi pari a quelli del Lago Maggiore.
* Consumi ridotti: Sindaci e Arpa chiedono ai cittadini massima moderazione nell’uso dell’acqua, considerata ormai un bene finito.

FAQ
C’è il rischio di razionamento dell’acqua potabile?
Al momento il rischio è limitato ad alcune zone montane servite dalle autobotti, ma la situazione potrebbe peggiorare se continuerà il caldo intenso senza piogge.

Perché il Piemonte soffre più di altre regioni?
Perché le sue risorse idriche dipendono strettamente dal ritmo di fusione della neve, che il surriscaldamento globale ha reso troppo rapido e anticipato.

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