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Tensioni Iran-USA: “Lo strapotere militare non assicura più la vittoria a Trump”

today15 Luglio 2026

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Tensioni Iran-USA: “Lo strapotere militare non assicura più la vittoria a Trump”

Gli attacchi nello stretto di Hormuz tra Iran e Stati Uniti segnano la fine del cessate il fuoco e l’inizio di una fase di profonda incertezza globale. Donald Trump oscilla tra la minaccia di pedaggi sulle navi e l’annuncio improvviso di nuovi accordi commerciali, in un clima di incertezza che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. “Confusione mi sembra essere la situazione che regna sul lato americano, perché gli Stati Uniti stanno venendo meno ad una serie di impegni che avevano assunto un mese fa” spiega Luca Giansanti, già ambasciatore italiano in Iran. Questa analisi tagliente è stata il cuore dell’approfondimento internazionale durante Il Timone delle 20 con Francesco Massardo, il programma quotidiano di Giornale Radio che analizza i grandi scenari geopolitici. Per Giansanti, il memorandum d’intesa con Teheran è ufficialmente naufragato: “Questo percorso di ricostruzione della fiducia ha un suo senso e questo percorso purtroppo è fallito, decisamente fallito”.
Il fallimento della fiducia e il ruolo dei guastatori
La rottura dei negoziati non è un evento casuale, ma il risultato di una strategia che ha visto troppi attori remare contro la stabilità. Oltre ai fattori interni iraniani e al ruolo del governo Netanyahu in Israele, la responsabilità principale viene attribuita alla Casa Bianca. “Probabilmente Trump si è dimostrato e confermato il peggior nemico di sé stesso in questo, perché sono stati soprattutto gli Stati Uniti a far saltare nuovamente questo accordo” afferma con decisione l’ex diplomatico. Il problema non è solo politico, ma di credibilità storica: è la seconda volta che Washington interrompe un dialogo nucleare dopo averlo avviato, un comportamento che azzera ogni possibilità di dialogo costruttivo e alimenta il risentimento dell’area.
Alleati in bilico tra Washington e la geografia
Il caos americano mette all’angolo le monarchie del Golfo, storicamente dipendenti dallo scudo protettivo statunitense, ma oggi profondamente dubbiose sulla reale volontà di difesa di Washington. “Sono anni che vengono a trovarsi in queste situazioni a causa del loro principale alleato” osserva Giansanti, ricordando come già nel 2019 Arabia Saudita ed Emirati rimasero scoperti davanti agli attacchi alle loro installazioni petrolifere. Oggi il fronte arabo non è più compatto: se Emirati e Bahrain restano vicini a Israele e USA, paesi come Oman e Qatar scelgono la mediazione, mentre l’Arabia Saudita assume un atteggiamento ambiguo. La realtà è che questi stati “sono destinati inevitabilmente a convivere con un Iran che la geografia impone qui”.
La fine del mito dell’invincibilità militare
Il paradosso di un’amministrazione che mostra i muscoli senza però agire nei momenti critici rivela una verità più profonda sulla guerra moderna. Secondo Giansanti, l’idea che la forza bruta possa risolvere le crisi internazionali appartiene al passato. “Va probabilmente sfatato questo mito dello strapotere militare” avverte l’ambasciatore, tracciando un parallelo tra la Russia in Ucraina e gli USA in Medio Oriente. Entrambi i casi dimostrano che la superiorità tecnologica e numerica non garantisce più il controllo del campo. “Lo strapotere militare oggi non assicura più una vittoria sul campo perché il conflitto è cambiato” conclude Giansanti, sottolineando come la guerra asimmetrica, l’uso dei droni e il controllo strategico di Hormuz abbiano riscritto le regole del gioco geopolitico.

In sintesi
* Il memorandum tra USA e Iran è fallito a causa dell’incoerenza strategica di Donald Trump.
* L’ambasciatore Giansanti definisce Trump il “peggior nemico di sé stesso” nella gestione dell’accordo.
* Gli alleati del Golfo non si fidano più della protezione militare americana e cercano nuove mediazioni.
* Lo strapotere bellico tradizionale non garantisce più la vittoria nei moderni conflitti asimmetrici.
FAQ
Perché l’accordo con l’Iran è saltato? Perché gli Stati Uniti hanno rotto il percorso di ricostruzione della fiducia interrompendo unilateralmente i negoziati già avviati.
Lo strapotere militare americano può ancora risolvere la crisi? No, secondo Giansanti oggi la forza militare non assicura più la vittoria sul campo, come dimostrato anche dal conflitto in Ucraina.

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