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A cura di Ferruccio Bovio
L’aeroporto di Roma è dedicato a Leonardo da Vinci, quello di Genova a Cristoforo Colombo, quello di Pisa a Galileo Galilei, quello di Napoli a Ugo Niutta (aviatore campano caduto nella Prima Guerra Mondiale), quello di Palermo ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e così via…
Tutti personaggi ai quali nessuna persona di buon senso si sognerebbe di negare il possesso di un’autorevolezza culturale, morale o storica in grado di soddisfare quella esigenza di riconoscimento unanime che diventa indispensabile quando si tratta di denominare un monumento, una piazza, uno stadio o, appunto, un aeroporto che tutti dobbiamo (e vogliamo) sentire come nostri, a prescindere da ogni steccato di natura politica, religiosa o filosofica.
Chissà perché, allora, lo scalo di Milano – fino ad oggi conosciuto solamente come quello della Malpensa – abbia, improvvisamente, deviato da un percorso così felicemente consolidato nel tempo, per approdare, invece, ad una destinazione, al momento ancora così divisiva, come quella rappresentata dalla figura di Silvio Berlusconi…Eppure, questo sembra ormai essere l’esito finale di una vicenda che ha visto contrapporsi – anche a livello legale e non solo politico – le istanze del Ministero dei Trasporti e quelle del sindaco di Milano Beppe Sala, spalleggiato da altri suoi colleghi che sono a capo di tre Comuni limitrofi allo scalo di aeroportuale. Il TAR della Lombardia ha, infatti, respinto la richiesta di sospensiva per l’intitolazione di Malpensa a Silvio Berlusconi, suscitando “grande soddisfazione” nel titolare del Dicastero, Matteo Salvini, che ha parlato di “una lezione per la sinistra che non vince alle elezioni e riduce tutto a materia di scontro giudiziario”.
I giudici amministrativi non hanno, evidentemente, voluto prendere in considerazione il fatto che, in Italia, esiste una legge del 1927 che dispone di attendere almeno dieci anni dalla morte di una persona prima di poterle dedicare un luogo pubblico. E francamente, pur volendo ovviamente lasciare ai nostri ascoltatori la facoltà di esprimere una loro eventuale valutazione sul ruolo politico e istituzionale svolto dal cavaliere di Arcore nell’Italia del dopo Tangentopoli, a noi pare che per inquadrare storicamente il “personaggio Berlusconi” con una certa serenità di giudizio, di anni ce ne vorranno ben più di dieci…Insomma, stiamo parlando di una scelta che magari in futuro potrà anche rivelarsi ottimale, ma che, almeno per ora, ci pare alquanto prematura.
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Credits Foto: Agenzia Fotogramma
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Scritto da: Giornale Radio
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