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today17 Ottobre 2025
Fragile tregua tra Hamas e Israele: intesa di Trump in crisi, civili intrappolati in una crisi umanitaria senza fine.
L’accordo di Trump su Gaza non regge sull’operatività. Israele e Hamas si scambiano accuse di aver violato i punti dell’intesa. In particolare, secondo il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sàar Hamas deve rilasciare gli ultimi 19 ostaggi morti, e lo deve fare subito, ma le operazioni di ricerca sono molto complesse e richiedono uomini, mezzi e conoscenza dei luoghi di sepoltura in un cumulo di macerie.
In queste ore, oltre all’Egitto, anche la Turchia ha inviato una squadra di 81 esperti della protezione civile (Afad) nella Striscia di Gaza che avranno il compito di facilitare l’individuazione delle salme. D’altro canto, Hamas ha accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco a Gaza uccidendo almeno 24 persone in una settimana, tutti civili, lungo la cosiddetta linea gialla. La sensazione che entrambi stiano giocando una partita trovando un pretesto per far scattare nuovamente la guerra, in barba agli accordi.
Uno dei punti scoperti rimane l’ingresso degli aiuti nella Striscia. Israele ha bloccato il valico di Rafah in attesa degli ostaggi, contravvenendo all’intesa. Con ogni probabilità sarà reso agibile da domenica, grazie anche al coordinamento con la forza Eubam dell’Unione Europea, a cui fanno parte anche un gruppo di carabinieri.
I civili palestinesi continuano a vivere in una città fantasma, con l’83% di case e strutture distrutte dai bombardamenti israeliani, dove la sicurezza è temporaneamente nelle mani di Hamas che colpisce clan rivali, dove il caos regna sovrano. La situazione è drammatica tanto che Antoine Renard, direttore dell’ufficio World Food Programme (Wfp) per la Palestina, lancia l’ennesimo monito: il ritmo attuale della consegna degli aiuti umanitari alla popolazione è assolutamente insufficiente.
La proposta di pace presentata da Donald Trump il 29 settembre 2025 (“il piano dei 20 punti per Gaza”) mira a porre fine in modo immediato al conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, introducendo un cessate il fuoco generale seguito da una serie di condizioni e riforme strutturali.
Uno dei cardini del piano è la restituzione di tutti gli ostaggi, vivi e morti, entro 72 ore dall’accettazione dell’accordo da parte di Hamas. In cambio, Israele libererebbe numerosi prigionieri palestinesi: sono previsti circa 1.700 detenuti nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, più 250 detenuti che scontano condanna a vita, con ulteriori scambi proporzionali riguardanti i corpi dei deceduti.
Il piano prevede la distruzione o disattivazione di armi, la chiusura di tunnel, la dismissione delle strutture belliche, tutto sotto la sorveglianza di monitor indipendenti e di una forza internazionalmente composta (International Stabilization Force, ISF). Parallelamente, si propone che Gaza sia amministrata da un organo tecnico-transitorio composto da palestinesi apolitici e esperti internazionali, non da Hamas né dall’Autorità Palestinese (PA) — la PA potrebbe entrare in gioco solo dopo una riforma sostanziale.
Sul fronte dell’aiuto umanitario e della ricostruzione, il piano prevede l’apertura immediata e incondizionata dei corridoi umanitari, con un flusso di aiuti (cibo, acqua, energia, ospedali, strutture di base) e infrastrutture danneggiate (ospedali, panifici, reti idriche, elettriche, fognarie) da riabilitare. Anche la rimozione di macerie, il ripristino delle strade e la riapertura dei valichi (in particolare Rafah) sono elementi centrali.
Il piano introduce un organismo di supervisione internazionale denominato “Board of Peace”, guidato da Trump, con la partecipazione di figure internazionali come l’ex primo ministro britannico Tony Blair, per monitorare la governance, ricostruzione, sicurezza e che fungerà da ponte verso un’autorità palestinese riformata. Inoltre, è prevista la creazione di una Zona Economica Speciale (Special Economic Zone) per favorire investimenti esteri, facilitare il commercio e la ripresa economica, con tariffe agevolate e incentivi, per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale.
Altri punti includono: una clausola che non obbliga i palestinesi a lasciare Gaza contro la loro volontà, l’amnistia per i membri di Hamas che depongano le armi e accettino la convivenza pacifica, un “passaggio sicuro” per quelli che desiderano uscire da Gaza, e il ritiro progressivo delle truppe israeliane verso linee concordate man mano che la stabilità viene garantita dall’ISF.
Scritto da: Daniele Biacchessi
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