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Garante della privacy: Stanzione e i consiglieri indagati per corruzione e peculato

today16 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La Procura indaga sull’uso privato di risorse pubbliche e sulle decisioni chiave del Garante della privacy, inclusa la maxi-sanzione a Meta.

Nelle carte della Procura di Roma che portano l’intero vertice del Garante della privacy, il presidente Pasquale Stanzione e il resto del collegio, verso le indagini per corruzione e peculato c’è veramente di tutto. Il parrucchiere, le cene, i fiori, un conto dal macellaio da seimila euro, l’auto di servizio utilizzata da Guido Scorza per fini privati, come quella ritirata per la visita alla sede di Fratelli d’Italia il giorno precedente la multa contro Report, le tessere “executive” regalate da una compagnia aerea. Da Sanzione e i consiglieri Scorza, Cerrina e Ghiglia, la magistratura vuole conoscere il motivo della sanzione da 44 milioni di euro a Meta, prima ridotta e poi annullata.

I documenti giudiziari

Secondo le accuse della magistratura, il vertice del Garante della privacy si appropria di denaro pubblico a sua disposizione attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio del mandato. Si tratta di spese che, secondo quanto segnalato dagli uffici amministrativi, non sono inerenti all’attività lavorativa.

Negli atti si segnala anche la contiguità dell’immobile in cui vive il presidente con una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile ad una società facente capo alle figlie di Stanzione. Il cuore dell’ipotesi di corruzione riguarda invece i rapporti con ITA Airways. Se tutto questo castello accusatorio dovesse essere suffragato da prove dentro un processo, si potrebbe affermare che chi doveva garantire i cittadini della loro privacy aveva invece utilizzato lo Stato a fini privati e di potere.

Garante della privacy: origini e dinamiche

Secondo diverse fonti di stampa, l’indagine della Procura di Roma non è partita da anonime segnalazioni o controlli di routine, ma dall’attenzione suscitata da una serie di servizi televisivi della trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci, che da mesi avevano acceso il dibattito pubblico sulle pratiche di spesa e sulle decisioni del Garante sulla privacy.

I servizi di Report, andati in onda nel corso degli ultimi mesi, avevano messo sotto osservazione le “spese di rappresentanza” del collegio del Garante, presentando inchieste sulle spese per vitto, alloggi, servizi per la cura della persona e altre voci considerate non strettamente inerenti all’esercizio delle funzioni istituzionali. Queste fonti avevano sollevato dubbi sull’adeguatezza delle procedure di rimborso e sull’opportunità di alcune decisioni prese dall’Autorità, tra cui la gestione delle procedure sanzionatorie nei confronti di grandi società tecnologiche come Meta.

Proprio in seguito alla risonanza di questi servizi, la Procura ha deciso di aprire un fascicolo di indagine più ampio, affidato al procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, coinvolgendo non solo le contestazioni amministrative ma anche potenziali reati penali. La perquisizione nella sede del Garante da parte della Guardia di Finanza e l’acquisizione di telefoni, computer e documentazione interna vengono descritte come la fase operativa di una indagine già in corso da settimane, iniziata ben prima della diffusione pubblica delle contestazioni giudiziarie.

Un altro elemento di interesse riguarda le tensioni interne all’Autorità prima dell’avvio formale dell’inchiesta. A quanto emerge da discussioni e resoconti pubblici precedenti, l’Autorità aveva vissuto momenti di conflitto interno che avevano coinvolto anche la figura del segretario generale, dimessosi all’indomani di controversie sulle richieste di accesso e controllo dei sistemi informatici interni, nell’ambito della ricerca di una “talpa” all’origine delle fughe di notizie verso i media. Questi episodi, sorprendenti per un’autorità chiamata a tutelare la privacy, avevano già generato malumori e dubbi sulla gestione interna dei dati e delle comunicazioni tra personale, alimentando un clima di scrutinio sia interno sia esterno.

Non si tratta solo di verificare singole spese anomale o procedimenti sanzionatori controversi, ma anche di capire come la gestione dell’Autorità sia percepita e monitorata dalla società civile, dai media e dagli organi di controllo esterni. L’attenzione mediatica su temi di trasparenza, correttezza istituzionale e responsabilità pubblica ha infatti contribuito ad accelerare l’attività della Procura, dimostrando come il ruolo di watchdog interno possa influenzare l’azione giudiziaria e il dibattito pubblico.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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