Il Corsivo

Borse europee. Bruciati 1100 miliardi a causa della guerra contro l’Iran

today7 Aprile 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran provoca uno scossone nelle borse europee, ancora peggiore della crisi finanziaria del 2022. In Europa, l’indice Stoxx 600, che raggruppa le principali società quotate, è calato del 6%, bruciando in poco tempo mandando oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione.

In particolare, il mancato accordo tra Stati Uniti e Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, il principale snodo per il transito delle materie prime, avranno un impatto sull’utile per azione, l’indicatore finanziario che misura la redditività di un’azienda, in modo più pesante dello shock inflazionistico del 2022.

Il crollo dell’utile per azione

La crescita dell’utile per azione viene stimata intorno al 5% nel 2026, ben al di sotto del 25,5% registrato quattro anni fa. Nel 2026, gli azionisti delle quotate vedranno diminuito del 16% il riacquisto di azioni. I settori colpiti da questa ormai inevitabile tendenza sono quelli dell’energia, della sanità e quello finanziario. Il recente picco del prezzo del petrolio potrebbe modificare le strategie delle società dell’energia.

Per quanto riguarda il settore finanziario, si prevede che le banche ridurranno l’attività dopo il picco di 54 miliardi di euro registrato lo scorso anno, per preservare il capitale e far fronte a potenziali accantonamenti più elevati per perdite su crediti. Con questi numeri c’è poco da stare allegri. In termini macro economici, con un conflitto fino a giugno, Bce e Standard & Poor’s, Ocse, Bankitalia e Confindustria prevedono un quasi azzeramento del Pil italiano e dei consumi, in presenza di un export in caduta, come del resto già accaduto a gennaio (-4,6%) anche prima di questa crisi.

Borse europee

Le borse europee rappresentano uno degli indicatori più importanti dello stato di salute dell’economia del continente, poiché riflettono le aspettative degli investitori sulle prospettive di crescita, inflazione e stabilità politica. Nel corso del 2026, i mercati finanziari europei hanno mostrato un andamento complesso, caratterizzato da una fase iniziale positiva seguita da una maggiore incertezza, dovuta a fattori economici e geopolitici.

L’anno si è aperto con un clima di fiducia: le principali piazze finanziarie europee hanno registrato rialzi significativi, proseguendo il trend positivo già osservato nel 2025. In particolare, l’indice paneuropeo STOXX 600 si è avvicinato ai massimi storici, mentre mercati nazionali come quello italiano, tedesco e francese hanno segnato progressi diffusi . Questo slancio iniziale è stato favorito da diversi elementi, tra cui il calo dei tassi di interesse, politiche fiscali più espansive e una certa rotazione degli investimenti globali verso l’Europa, considerata relativamente meno costosa rispetto ad altri mercati.

Con il passare dei mesi, tuttavia, l’andamento delle borse è diventato più incerto. I mercati hanno iniziato a mostrare movimenti contrastanti, con giornate di rialzo alternate a sedute negative. Ad esempio, all’inizio di aprile 2026 alcune piazze finanziarie risultavano in crescita mentre altre registravano perdite, segno di un contesto ancora instabile . Anche gli indici principali dell’area euro hanno evidenziato oscillazioni, con lievi cali nel breve periodo ma performance ancora positive su base annua .

Tra i fattori che influenzano maggiormente le borse europee vi è la politica monetaria della Banca Centrale Europea, che incide direttamente sul costo del denaro e quindi sugli investimenti. Un altro elemento determinante è rappresentato dalla situazione geopolitica internazionale: tensioni tra grandi potenze, conflitti e incertezze commerciali tendono ad aumentare la volatilità dei mercati e a rendere gli investitori più prudenti . Inoltre, anche i risultati delle grandi aziende europee contribuiscono a orientare l’andamento degli indici, soprattutto quando mostrano dati contrastanti tra diversi settori.

Dal punto di vista strutturale, le borse europee si distinguono per una forte presenza di settori tradizionali come banche, energia e industria, mentre risultano meno esposte rispetto agli Stati Uniti ai comparti tecnologici più innovativi. Questo aspetto rende i mercati europei generalmente più stabili ma, allo stesso tempo, meno dinamici nelle fasi di forte crescita legate all’innovazione.

Le prospettive per il resto del 2026 appaiono improntate alla cautela. Dopo un inizio brillante, molti analisti prevedono una crescita moderata degli indici europei, con possibili correzioni nel corso dell’anno dovute all’incertezza globale e alle tensioni internazionali..

Scritto da: Daniele Biacchessi


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