Il Corsivo

La liberazione di Alberto Trentini, detenuto nelle carceri del Venezuela, è un dovere del governo italiano

today6 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Liberazione Alberto Trentini: una corsa contro il tempo per riportare a casa il cooperante detenuto come ostaggio politico nel caos di Caracas.

Il Venezuela sprofonda nel caos politico e sociale dopo il blitz americano che ha catturato l’ex dittatore Maduro e la moglie, con un’operazione non autorizzata da nessuna istituzione internazionale, e fuori da ogni stato di diritto di un paese sovrano. Ma nelle carceri venezuelane rimane il nostro connazionale Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato rinchiuso da oltre di un anno nel carcere di El Rodeo, quello dei prigionieri politici, senza un’accusa formalizzata.

Trentini oggi è più un ostaggio che un detenuto. Nessuna iniziativa del Governo italiano fino a prima dell’azione americana, nonostante gli appelli della famiglia, delle tante associazioni come Articolo 21, la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le lettere della madre di Alberto al Papa.

La sua liberazione è una prerogativa di Palazzo Chigi

La nuova presidente ad interim venezuelana, Delcy Rodríguez, è l’interlocutore su cui l’Italia ha deciso di puntare in queste ore per provare a sbloccare la liberazione di Alberto Trentini. Roma sta concentrando il pressing più diretto, attivando canali di intelligence, politici e riservati e tentando di sfruttare ogni spazio aperto dal nuovo equilibrio a Caracas. Si stanno muovendo anche il Vaticano, la Comunità di Sant’Egidio, il rappresentante delle Nazioni Unite, oltre a una serie di figure vicine al governo venezuelano.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha tenuto più volte i contatti con il sottosegretario Giorgio Silli, ultimo referente operativo nei rapporti con Caracas. Tutto sta avvenendo come se fosse una corsa contro il tempo per recuperare oltre un anno di assoluto disinteresse da parte del Governo. Palazzo Chigi ammette però che la gestione del caso resta complessa. C’è la consapevolezza che proprio su Trentini si possa misurare la capacità del governo di giocare un ruolo credibile dentro una crisi che non è più soltanto bilaterale.

Condizioni carcerarie in Venezuela

Trentini non è un caso isolato: la sua detenzione si inserisce in un quadro di sistematiche violazioni dei diritti umani e di uso strumentale del sistema giudiziario e penitenziario da parte delle autorità venezuelane, in particolare sotto il regime di Nicolás Maduro. Il carcere di El Rodeo I, dove è rinchiuso Trentini dal 15 novembre 2024 senza accuse formali, è uno dei penitenziari più controversi del Venezuela.

È noto non solo per la durezza delle condizioni detentive, ma anche per essere stato teatro, negli anni, di gravi violazioni dei diritti umani, con torture, condizioni igieniche estremamente precarie e mancanza di assistenza sanitaria adeguata. Testimonianze di ex detenuti descrivono celle in condizioni estremamente degradate, talvolta costituite da spazi sporchi e insalubri dove detenuti condividono situazioni di profonda sofferenza fisica e psicologica.

Questo quadro si inserisce in un più ampio problema di uso della detenzione come strumento politico. Organizzazioni internazionali per i diritti umani e osservatori indipendenti hanno più volte denunciato come il regime venezuelano, soprattutto negli ultimi anni, abbia fatto ricorso a processi sommari, accuse vaghe di “cospirazione” e detenzioni arbitrarie per intimidire oppositori, attivisti, o comunque persone percepite come potenziali minacce al potere. Cittadini stranieri come Trentini possono diventare “pedine” nelle dinamiche di pressione internazionale, usate come valuta di scambio nei negoziati politici ed economici.

La Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) ha riconosciuto la criticità della situazione di Trentini, concedendo misure cautelari a suo favore e richiamando le autorità venezuelane ad adottare “le misure necessarie per proteggere i diritti alla vita e all’integrità personale”, vista la grave situazione di rischio in cui si trova. Questo riconoscimento evidenzia come la detenzione arbitraria non sia solo un’ingiustizia individuale, ma anche una violazione di obblighi internazionali di tutela dei diritti umani.

Inoltre, mentre alcune liberazioni di detenuti considerati politici in Venezuela sono state celebrate come segnali di apertura, Trentini continua a rimanere escluso da tali misure, nonostante l’alto profilo mediatico del suo caso e l’impegno diplomatico italiano. Il fatto che funzionari venezuelani sostengano che i diritti di Trentini siano rispettati e che esista un “processo legale in corso” è percepito da osservatori e familiari come una forma di legittimazione di un sistema giudiziario profondamente opaco, che permette detenzioni prolungate senza trasparenza né garanzie processuali.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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