Il Corsivo

Iran ai paesi europei: tenetevi fuori dal conflitto

today4 Marzo 2026

Sfondo
share close
Scritto da Daniele Biacchessi

L’Europa, divisa da visioni politiche e interessi economici differenti, entra nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran senza una linea comune, in ordine sparso, specie dopo l’avvertimento di Teheran, secondo cui una partecipazione dei paesi europei all’azione di Trump e Netanyahu significherebbe un atto di guerra.

“Considereremo qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta”, sostiene il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Qualcosa si sta muovendo. La Francia invierà una nave da guerra a Cipro per contribuire a rafforzare le difese anti-droni del Paese, dopo che un Rashed ha colpito una base militare britannica sull’isola. Gli inglesi stanno valutando un intervento, annunciato dal Times e smentito dal Guardian.

Trump chiede a Francia e Gran Bretagna un intervento in difesa dei paesi del Golfo

Da Washington giunge a Francia e Gran Bretagna la richiesta di partecipare alla difesa dei paesi alleati del Golfo Persico e della Giordania, liberando le truppe americane di una parte dell’impegno, in una funzione «difensiva» e non «offensiva» nei confronti di Teheran. Parigi e Londra hanno esteso l’invito alla Germania. Starmer, dopo un iniziale rifiuto, ha autorizzato le truppe statunitensi ad utilizzare le basi militari del Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di una possibile conflagrazione ai confini. Anche la Germania intende difendere i soldati tedeschi impegnati nell’area.

E l’Italia che fa? L’Italia non è in guerra con nessuno, dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Ma molte fonti fanno osservare che non è stata una scelta casuale quella di far avvertire l’Italia dell’operazione da Israele e solo quando l’attacco era già in corso. Alcune relazioni italiane con il Libano hanno ancora un peso. Non è stato così accidentale che a Roma non sia giunta la medesima istanza formulata alla Francia e alla Gran Bretagna: difendere l’area con i caccia e non solo fornire armi.

Inefficacia strutturale dell’Unione Europea: conflitto Iran

Nonostante le dichiarazioni ufficiali di condanna degli attacchi e l’appello congiunto dei leader dell’UE a esercitare “massima moderazione” e rispettare il diritto internazionale, molti osservatori sostengono che l’Unione non possiede gli strumenti né l’autonomia necessari per incidere realmente sugli sviluppi sul terreno. Le reazioni comunitarie assumono spesso la forma di comunicati, esortazioni e sanzioni economiche, ma mancano di meccanismi di azione rapida e di una visione strategica unitaria in materia di sicurezza collettiva.

Una critica ricorrente riguarda proprio il ruolo della Commissione europea e della sua presidente, Ursula von der Leyen, che negli ultimi anni è stata chiamata a intervenire in sempre più crisi internazionali, dalla guerra in Ucraina a quella israelo-palestinese, passando per le dispute commerciali con gli Stati Uniti. Alcuni critici definiscono questo fenomeno come una “mutazione dei trattati”, ovvero una espansione di fatto delle competenze di Bruxelles in aree in teoria riservate ai governi nazionali o all’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE.

L’espansione di ruolo, però, resta ambigua e non si traduce in capacità di decisione autonoma o di influenza strategica significativa nei grandi dossier globali. La leva geopolitica dell’Europa nel conflitto è “assolutamente minima”: pur essendo uno degli attori economici e diplomatici più importanti del mondo, l’UE non ha peso militare diretto comparabile a quello degli Stati Uniti o di Israele, e la sua dipendenza dalle forniture energetiche estere la rende vulnerabile a shock globali. Disfunzioni interne, lentezza decisionale e competizione tra capitali europei su come rispondere alla crisi contribuiscono ad aumentare questa impotenza percepita.

Debolezza che si riflette nella difficoltà dell’UE di formulare una risposta coerente e tempestiva alla guerra in corso. Lentezza e contraddizioni nella dichiarazione europea hanno spinto alcuni ministri degli esteri, come quello lituano, a criticare pubblicamente la reazione del blocco, definendola “troppo lenta” e chiedendo una cooperazione più stretta con Washington per ottenere risultati tangibili nella stabilizzazione della regione.

Scritto da: Daniele Biacchessi


GIORNALE RADIO

Giornale Radio, la radio libera di informare.

Notizie del giorno: notizie di cronaca, di politica,notizie dal mondo, notizie sportive, di economia, di salute e tecnologia. Notizie di oggi in radio streaming, in WEB TV e in podcast.

AD
AD
AD