Petrecca: reazione concreta della redazione La protesta dei giornalisti di RaiSport non è stata una semplice reazione di facciata alle gaffe della cerimonia di apertura, ma una mobilitazione articolata e «storica» per la televisione pubblica italiana. In primo luogo, i colleghi di RaiSport hanno annunciato il ritiro delle firme dai servizi relativi alle Olimpiadi Milano-Cortina fino alla fine dei Giochi, una forma di protesta molto forte perché significa che i pezzi diffusi sui canali Rai non portavano il nome dei cronisti che li avevano redatti, come gesto di dissenso verso la direzione editoriale e la gestione complessiva dell’evento. La misura è stata accompagnata dall’annuncio di uno sciopero di tre giorni da tenersi dopo la conclusione delle competizioni, che avrebbe potuto paralizzare coperture sportive e informazione aziendale se non fosse intervenuta la decisione delle dimissioni di Petrecca in extremis. Secondo i sindacati, la protesta non riguardava soltanto le gaffe in diretta televisiva ma era il culmine di un clima di sfiducia profonda: la redazione aveva già espresso la propria mancanza di fiducia nei confronti di Petrecca più volte nei mesi precedenti, respingendo il suo piano editoriale e denunciando un metodo di gestione che consideravano inadeguato per una testata di servizio pubblico. Il sindacato dei giornalisti Rai, Usigrai, ha sottolineato che la protesta non era un attacco personale ma piuttosto una richiesta di responsabilità da parte dei vertici aziendali, di fronte a un episodio che nell’opinione di molti colleghi aveva inflitto un danno d’immagine all’intero servizio pubblico radiotelevisivo. Secondo le organizzazioni sindacali, Rai non solo aveva affidato un compito chiave a un direttore già sfiduciato tre volte dalle redazioni, ma non aveva neppure risposto adeguatamente alla richiesta di pubblicare i comunicati ufficiali dei giornalisti. Il movimento di protesta ha avuto un’eco politica più ampia: partiti dell’opposizione hanno visto nella mobilitazione non solo un segno di insofferenza interna a Rai, ma anche un campanello d’allarme sulla qualità del giornalismo e sulla libertà editoriale nella principale emittente pubblica. Alcuni esponenti politici sono intervenuti pubblicamente, sostenendo che le scelte aziendali fossero state dettate da logiche politiche di partito piuttosto che da criteri professionali, rafforzando il dibattito già in corso sulla cosiddetta «TeleMeloni».
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