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Più o meno Europa?

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A cura di Ferruccio Bovio

Giunge oggi il momento in cui delineare meglio, attraverso il voto che daremo (ma, forse, anche attraverso quello che non daremo) il tipo di profilo che potrà assumere l’Europa nei prossimi anni.

Andiamo a votare – e speriamo di non essere una minoranza a farlo – in un clima che ha visto prevalere le argomentazioni di natura più tipicamente ideologica su quelle più banalmente programmatiche. Si pensi, ad esempio, alla polemica che è arrivata ad investire persino la figura del Presidente della Repubblica, sul tema della sovranità, da conferire – in maggiore o minor misura – all’Unione Europea, rispetto a quella che, invece, fino ad oggi ha contraddistinto gli stati nazionali. Ricordiamo che, riferendosi alla pace – da 80 anni mai così minacciata nel Vecchio Continente – il capo dello Stato ha sottolineato la delicatezza della scadenza elettorale odierna, ribadendo l’esigenza di una sovranità storica dell’Unione Europea, intesa come sbocco inevitabile e, quindi, come “lascito ideale di avvenimenti fondativi”, nati, per il nostro Paese, dalla Resistenza e dalla scelta repubblicana. Come è noto, l’intervento di Sergio Mattarella sui temi della sovranità europea e dell’identità nazionale ha destato non pochi malumori in certi ambienti politici, al punto che qualcuno si è persino spinto a “suggerire” le dimissioni al “temerario” inquilino del Quirinale.

Tuttavia, se osserviamo con un minimo di obbiettività la piega che stanno prendendo le cose non appena varchiamo gli steccati del giardino di casa nostra, dovremo onestamente ammettere che – anche se la cosa potrà non piacerci – lo scenario attuale dell’economia planetaria registra essenzialmente il predominio di chi è unito ed organizzato ( vedi Cina, Stati Uniti o India) su chi, al contrario, è disunito e lacerato da diffidenze e rivalità del tutto anacronistiche. I partiti sovranisti scommettono sul ridimensionamento delle istituzioni europee, sperando di renderle ancora più impotenti di quanto esse lo siano già ora, aprendo, invece, un’autostrada agli interessi nazionali più svariati. Sapranno gli stati nazionali garantire, seriamente, una pace duratura all’interno della nostra Europa? Due tragiche esperienze del Novecento sembrerebbero negarlo. Ci sarà ancora una Banca Centrale Europea che – come ricordava ieri sul Corriere della Sera il sempre eccellente Federico Fubini – “ dall’inizio della pandemia ha comprato 300 miliardi di debito pubblico italiano, senza i quali il Paese sarebbe saltato” ? Speriamo ardentemente di si.

L’impressione che abbiamo è, comunque, quella che mai come questa volta le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo presentino i tratti tipici degli eventi epocali. Vogliamo davvero che passino sotto il nostro sguardo senza neanche proferire parola?

8 Giugno 2024

Scritto da: Giornale Radio

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