Il Corsivo

La tregua fragile tra Stati Uniti, Israele e Iran

today9 Aprile 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La tregua fragile tra Stati Uniti, Israele e Iran

Negli ultimi giorni ore abbiamo assistito impotenti ad una escalation senza precedenti del conflitto tra Trump, Netanyahu e il regime teocratico iraniano. Siamo passati dalle durissime minacce del presidente americano (“Stanotte un’intera civiltà morirà”), all’annuncio di Trump di aver accettato una tregua di due settimane, ma a una condizione: “Teheran deve riaprire lo Stretto di Hormuz”.

Inizialmente si era dimostrata positiva la risposta dell’Iran, sotto la pressione dei mediatori pakistani, e in modo più velato, di quella cinese. C’era una dichiarazione che però sta rendendo la fine della guerra più lontana. “Il cessate il fuoco non vale per il Libano”, ha sostenuto Netanyahu. Infatti, a poche ore dall’accordo e poco prima dell’inizio dei negoziati di Islamabad, Idf ha sferrato un attacco impressionante contro il Libano: 89 morti e oltre 700 feriti.

I nodi rimasti irrisolti e i pericoli locali

La tregua è sempre più fragile. Il nodo irrisolto più evidente rimane l’esclusione del Libano dal perimetro dell’accordo. Onu, Ue, i leader di tutto il mondo protestano contro Israele, ma Netanyahu tira dritto nel suo progetto, appoggiato da Trump, che non ha espresso alcuna opposizione alla prosecuzione della lotta contro Hezbollah. Non solo.

L’ayatollah Mojtaba Khamenei ha incaricato i suoi negoziatori ad accettare l’accordo con gli Stati Uniti, ma l’anima più radicale dei pasdaran è scesa in piazza bruciando le bandiere americane e israeliane, criticando chi aveva accettato il compromesso. Poi c’è il futuro della trattativa prevista venerdì in Pakistan. L’Iran non si siederà intorno al tavolo dei negoziati senza lo stop ai raid a Beirut. Ma la guerra è sempre pronta a ripartire. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha avvertito che il Pentagono è pronto a riprendere la campagna militare contro l’Iran se il cessate il fuoco dovesse crollare e i negoziati fallire.

TreguaNegli ultimi giorni ore abbiamo assistito impotenti ad una escalation senza precedenti del conflitto tra Trump, Netanyahu e il regime teocratico iraniano. Siamo passati dalle durissime minacce del presidente americano (“Stanotte un’intera civiltà morirà”), all’annuncio di Trump di aver accettato una tregua di due settimane, ma a una condizione: “Teheran deve riaprire lo Stretto di Hormuz”. Inizialmente si era dimostrata positiva la risposta dell’Iran, sotto la pressione dei mediatori pakistani, e in modo più velato, di quella risposta di Iran Inizialmente si era dimostrata positiva la  Infatti, a poche ore dall’accordo e poco prima dell’inizio dei negoziati di Islamabad, Idf ha sferrato un attacco I nodi rimasti irrisolti e i pericoli localiLa tregua è sempre più fragile. Il nodo irrisolto più evidente rimane l’esclusione del Libano dal perimetro dell’accordo. Onu, Ue, i leader di tutto il mondo protestano contro Israele, ma Netanyahu tira dritto nel suo progetto, appoggiato da Trump, che non ha espresso alcuna opposizione alla prosecuzione della lotta contro Hezbollah. Non solo. L’ayatollah Mojtaba Khamenei ha incaricato i suoi negoziatori ad accettare l’accordo con gli Stati Uniti, ma l’anima più radicale dei pasdaran è scesa in piazza bruciando le bandiere americane e israeliane, criticando chi aveva accettato il compromesso. Poi c’è il futuro della trattativa prevista venerdì in Pakistan. L’Iran non si siederà intorno al tavolo dei negoziati senza lo stop ai raid a Beirut. Ma la guerra è sempre pronta a ripartire. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha avvertito che il Pentagono è pronto a riprendere la campagna militare contro l’Iran se il cessate il fuoco dovesse crollare e i negoziati fallire. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha avvertito che il Pentagono è pronto a riprendere la campagna militare contro l’Iran se il cessate il fuoco dovesse crollare e i negoziati fallire.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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