IL PUNTO DELLA SETTIMANA

Da Gaza a Sofia

today9 Agosto 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

Abbiamo tutti letto di quanto è avvenuto a Sofia, lunedì scorso, quando un gruppo di neo nazisti ha cercato di forzare l’ingresso di un albergo che accoglieva alcuni adolescenti ebrei italiani, arrivati da Roma e da Milano. Con le braccia tese nel saluto di infausta memoria, urlavano “sieg heil”, senza alcun ritegno e non lo facevano nel cuore dell’Europa del 1939, ma in quella del 2026.
La polizia ha dovuto intervenire due volte, perché i nipotini di Himmler non ne volevano proprio sapere di tornarsene a casa loro: anzi, hanno, ostinatamente, continuato a minacciare questi sventurati ragazzi, fino a che non sono stati definitivamente respinti.

Questa volta, l’ennesimo episodio di antisemitismo non si è manifestato attraverso slogan urlati in un corteo o in qualche scritta sul muro di una sinagoga, ma si è concretizzato in una vera e proprio aggressione stile Anni 30 contro dei minori, colpevoli soltanto di essere ebrei. Purtroppo, si è trattato di un autentico salto di qualità – ovviamente in senso negativo – dal momento che, in questa circostanza, la soglia che separa l’intimidazione dalla violenza più becera e ignorante è stata ampiamente superata.

Per fortuna, la politica italiana ha condannato questo vergognoso episodio con insolita compattezza, visto che, da destra a sinistra e dal Governo alle opposizioni, la voce di biasimo è stata univoca.
Ma proprio da questa inusuale convergenza di atteggiamenti bisognerebbe trarre lo spunto per riflettere anche su un’ulteriore questione non altrettanto unificante. Infatti, a partire dal 7 ottobre 2023, il dibattito pubblico – e non solo in Italia – si è focalizzato quasi esclusivamente sull’antisemitismo di matrice filo palestinese: in sostanza, quello dei ristoranti chiusi ai turisti israeliani, quello dei boicottaggi economici e culturali o quello delle aule universitarie negate ai docenti che osino – anche solamente in minima parte – deflettere dalla prevalente vulgata che, su certi temi, è ormai praticamente divenuto obbligatorio accettare.
L’odio anti ebraico è, infatti, un virus refrattario ad ogni tipo di vaccinazione: un virus drammaticamente insidioso, proprio perché riesce, come un camaleonte, a mutare aspetto e travestimento a seconda delle opportunità che gli vengono incautamente offerte. A Sofia non c’era Gaza e nemmeno il Libano: c’era, invece, tutta la simbologia delle SS. Ed a questo proposito, non sarebbe male se ognuno di noi si sforzasse di capire, una volta per tutte, che l’antisemitismo – sia esso di destra o di sinistra, religioso o politico – cambia ben poco per chi lo subisce.
L’Europa intera ha un problema ancestrale con gli Ebrei: un problema che ha radici profonde e risale a tempi in cui la questione mediorientale era ancora lontana secoli e secoli a venire.
I ragazzi aggrediti a Sofia non scontavano alcun crimine di guerra israeliano, ma – molto più semplicemente – pagavano la colpa di essere nati ebrei: ossia, di averlo fatto in un mondo che, a prescindere da quelle che possano essere le loro qualità morali o intellettuali, non è ancora (e, forse, non sarà mai) disposto a riconoscerne, serenamente, il diritto ad un’esistenza normale.

Fonte dell’immagine: Di Bundesarchiv, Bild 183-S72707 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de

09 Agosto 2026

Scritto da: Giornale Radio

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