Il punto della settimana

Perplessità su Bruxelles

today17 Maggio 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

Non osiamo quasi immaginare gli ulteriori danni energetici che imprese e famiglie subirebbero se la crisi del Golfo dovesse protrarsi ancora a lungo.
Infatti, al di là di ogni velleitaria narrazione green, il petrolio ed il gas continuano ad essere risorse indispensabili per il funzionamento delle economie globali e, pertanto, una riduzione dei loro volumi disponibili non potrebbe che incidere pesantemente sui nostri costi di produzione e poi, di conseguenza, anche sui prezzi al consumo. E purtroppo – come ci hanno ormai spiegato, fin troppo bene, analisti ed esperti di ogni continente – tra il 15 ed il 20% del petrolio mondiale consumato transitava normalmente da Hormuz. Per il gas poi, il disagio si è fatto persino più opprimente, poiché una quota (oscillante tra il 20 e il 25%) del gas naturale liquefatto che si consumava a livello planetario, proveniva proprio dal Qatar.

Inoltre, se anche, improvvisamente, i pasdaran si trasformassero in miti fraticelli di Assisi e Donald Trump assumesse le fattezze del Mahtma Gandhi, la crisi sarebbe, comunque, destinata a perdurare ancora per molto tempo, dal momento che quella di ripristinare l’ordinario funzionamento delle catene logistiche e degli impianti rimasti danneggiati dai missili iraniani non sarà certo una faccenda che si risolve in pochi minuti. Ed a questo proposito, basta considerare che le stime per il recupero della più importante struttura mondiale di liquefazione – e cioè, quella di Ras Laffan – ci parlano di interventi che potrebbero richiedere dai 4 ai 5 anni di lavoro…
E il gas – inutile ricordarlo – se rappresenta una risorsa strategica per l’Europa intera, lo è poi, in maniera particolare, per l’Italia, visto che, nel nostro Paese, una parte consistente dell’elettricità proviene proprio da centrali termoelettriche a gas. Centrali i cui costi sono, tra l’altro, anche aggravati – nell’Unione Europea – dal pagamento delle quote di CO2 che, attualmente, incidono per quasi 30 Euro a megawattora. Per questo motivo, ci sorprende non poco il fatto che, nonostante il momento che le economie comunitarie stanno vivendo, la Commissione UE – almeno fino ad oggi –
si sia opposta all’idea di sospendere, sia pure per qualche mese, questa forma di tassa carbonica, così onerosa rispetto al costo dell’elettricità.
Bruxelles sta, invece, dando l’impressione di muoversi come se quella che è un’autentica emergenza energetica fosse, in realtà, solo il frutto della fantasia di qualche ossessionato menagramo. Solo così, riusciamo, infatti, a spiegarci il suo rifiuto di consentire agli Stati membri di derogare – come, ad esempio, proposto anche dall’Italia – al patto di stabilità per poter meglio sostenere, in questa fase, sia le famiglie, che le imprese europee.

Pertanto, di fronte a tali rigidità (per non dire ottusità), gli spazi a disposizione dei governi – specialmente quelli maggiormente indebitati – non possono che ridursi a ben poca cosa: come, del resto, dimostrano gli interventi temporanei sulle accise di benzina e gasolio che, in definitiva – oltre a servire come una mentina contro una polmonite – non distinguono nemmeno tra chi viaggia per necessità di lavoro o di salute e chi, invece, lo fa per divertirsi al volante della sua potentissima Ferrari…

Fonte della Foto: Commons Wikipedia Di EmDee – Opera propria, CC BY-SA 4.0,

17 maggio 2026

Scritto da: Giornale Radio

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