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Le gemelle Kessler morte insieme: l’ipotesi è suicidio assistito

today18 Novembre 2025

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Scritto da Daniele Biacchessi

Icone della tv italiana degli anni ’60 e ’70, le gemelle Kessler ritrovate senza vita in Baviera: gli inquirenti escludono terzi, mentre prende corpo la pista del suicidio assistito, riaccendendo il dibattito etico e politico.

Un pezzo della storia dell’Italia televisiva degli anni Sessanta e Settanta se ne va con la scomparsa delle gemelle Alice ed Ellen Kessler, ma l’ipotesi della loro morte è suicidio assistito che riaccende lo scontro politico ed etico. Sono state trovate senza vita nella loro abitazione di Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. La polizia di Monaco ha confermato a Der Spiegel un intervento delle forze dell’ordine sul posto. Riguardo al loro decesso, gli investigatori escludono l’ipotesi di omicidio e la responsabilità di terze persone.

In Germania, la morte assistita è consentita a determinate condizioni: la persona deve, tra le altre cose, agire in modo autonomo e di propria spontanea volontà, attraverso l’autosomministrazione del farmaco letale, oltre ad essere maggiorenne e avere capacità giuridica. L’assistenza non può eseguire l’atto letale: questa sarebbe “eutanasia attiva”, che è invece vietata.

Chi erano le gemelle Kessler

Alice ed Ellen Kessler erano nate il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia. Divennero famose anche in Italia come cantanti, ballerine, attrici e intrattenitrici, erano note anche come le “gambe della nazione”, grazie alla loro presenza scenica, resa celebre già nel 1959. In Italia ebbero enorme notorietà a partire dagli Anni 60 grazie alla partecipazione ai più grandi varietà televisivi dell’epoca.

Con le canzoni come “Da-da-un-pa”, “Pollo e champagne” e “La notte è piccola” e con il fisico slanciato le Kessler hanno conquistato una popolarità straordinaria nei più noti programmi televisivi della Rai in bianco e nero come “Giardino d’invermo”, “Studio Uno” e “Canzonissima”. Le gemelle Kessler sono state inseparabili nella vita e unite anche nella morte. Avevano espresso il desiderio di essere sepolte insieme, in un’unica urna, accanto alle ceneri della madre Elsa e del cane Yello.

Morte assistita in Germania

In Germania, il quadro giuridico sulla morte assistita ha subito un profondo cambiamento negli ultimi anni, rendendo il tema particolarmente rilevante anche nel caso delle gemelle Kessler. Fino al 2020, il § 217 del Codice Penale tedesco vietava l’assistenza al suicidio quando praticata in modo professionale o organizzato, punendo chi offriva “suicidio assistito” su base continuativa con fino a tre anni di reclusione.

Il 26 febbraio 2020 la Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato incostituzionale quel divieto, sostenendo che il diritto fondamentale all’autodeterminazione – sancito dal principio della dignità umana e dal diritto alla libertà di persona – include la libertà di scegliere la propria morte e di ricevere aiuto per farlo.

Secondo la Corte, il divieto aveva limitato in modo sproporzionato il diritto costituzionale delle persone di porre fine volontariamente alla propria vita, anche con il supporto di terzi. La sentenza ha dunque aperto la strada a un’autonoma scelta di morte, senza che chi assiste la persona (familiari, amici o medici) sia penalizzato, a condizione che l’aiuto non sia “commerciale” o routinario.

Nonostante la decisione della Corte, però, il Parlamento tedesco (Bundestag) non ha ancora definito una legge organica chiara per disciplinare le modalità pratiche dell’assistenza al suicidio. In luglio 2023 sono stati presentati due disegni di legge: uno prevedeva di rendere penalmente rilevante l’assistenza, ma con eccezioni, e l’altro proponeva di sancire il diritto a una “morte autodeterminata” nella legge, prevedendo accesso ai farmaci letali dopo consulenza volontaria. Entrambi, però, sono stati respinti dal Bundestag, che ha preferito approvare una mozione per rafforzare la prevenzione del suicidio piuttosto che regolamentare formalmente il processo di aiuto al morire.

Questo vuoto normativo ha suscitato un intenso dibattito etico e politico: da un lato vi sono difensori del diritto all’autodeterminazione che chiedono regole chiare per garantire un accompagnamento dignitoso; dall’altro, esponenti più cauti temono derive e abusi, soprattutto nei confronti delle persone vulnerabili. Inoltre, gruppi di prevenzione del suicidio sottolineano che una legislazione permissiva non deve ridurre le risorse per la prevenzione e il supporto psicologico.

Dal punto di vista legale, l’assistenza attiva alla morte – ovvero quando un medico somministra il farmaco letale — rimane vietata in Germania; tale forma di eutanasia attiva è considerata reato e può essere punita con fino a cinque anni di carcere. Ciò significa che, anche in un sistema più aperto sul suicidio assistito, il ruolo del paziente rimane centrale: è necessario che sia in grado di assumere autonomamente la sostanza letale, ad esempio un barbiturico, senza che sia somministrata da un terzo.

Sul piano pratico, esistono servizi di accompagnamento (anche da parte di associazioni) che aiutano le persone che desiderano morire, ma senza un quadro legale stabilito restano in una zona di incertezza. Organizzazioni come Vita­Exit evidenziano che l’autonomia della persona, la chiarezza della volontà e il processo di riflessione devono essere garantiti. Allo stesso tempo, il legislatore è chiamato a bilanciare il rispetto per la libertà individuale con la protezione delle fasce più fragili della popolazione.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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