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Ucciso Khamenei, il regime pensa al suo successore. Morto anche l’ex presidente iraniano Ahmadinejad

today2 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

L’Iran conferma che durante l’attacco all’Iran da parte di americani e israeliani è stata uccisa la Guida suprema Ali Khamenei. Nello stesso raid ha trovato la morte l’ex presidente iraniano Ahmadinejad. I Guardiani della rivoluzione hanno annunciato di avere dato il via alla settima e all’ottava ondata dell’operazione ‘Vera Promessa’, con attacchi su vasta scala.

E il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, ha annunciato che sono iniziati i lavori del Consiglio direttivo, di cui lo stesso fa parte; l’organismo è preposto, secondo la Costituzione, a guidare ad interim il Paese dopo Khamenei.“L’Iran minaccia di colpirci? Meglio che non lo faccia”, avverte il presidente americano Donald Trump. “Un omicidio che viola il diritto internazionale”, sostiene il leader russo Vladimir Putin. “Sono inaccettabili gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran durante i negoziati tra Iran e Stati Uniti”, ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.

Il conflitto si allarga. Nel mirino Teheran, Tel Aviv, Gerusalemme, Bahrein, Qatar, Emirati e Kuwait

Il conflitto si allarga in gran parte del Medio Oriente. Nuove esplosioni sono avvenute in diversi Paesi del Golfo mentre proseguono le manovre iraniane all’indomani dell’uccisione di Khamenei. Esplosioni a Dubai, Abu Dhabi, Doha e Manama. Otto persone sono rimaste uccise nell’impatto diretto di un missile iraniano su un condominio a Beit Shemesh, nel centro di Israele.

Gli attacchi iraniani negli Emirati hanno causato tre morti e 58 feriti. L’hotel Crown Plaza di Manama, in Bahrein, è stato colpito da un missile che proviene da Teheran. Il porto di Duqm, in Oman, è stato attaccato da due droni, ferendo una persona. Una petroliera dell’Oman battente bandiera di Palau è stata presa di mira e quattro membri dell’equipaggio sono rimasti feriti.

Preoccupa l’alto numero di italiani da rimpatriare

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha nascosto la preoccupazione per il rientro in patria dei circa mille turisti bloccati in Medio Oriente dall’attacco all’Iran. “Siamo preoccupati per l’alto numero di italiani che devono rientrare nel Paese”, ha detto dopo la riunione d’emergenza alla Farnesina con tutti i diplomatici dell’area. “Non ci sono pericoli per la loro incolumità, sono seguiti“, ha assicurato Tajani. “L’ambasciata italiana a Teheran rimane operativa e assiste tutti gli italiani presenti in Iran, che sono circa 400 stanziali e una settantina non iscritti all’Aire”, ha spiegato il ministro.

Centinaia di petroliere e navi di Gnl ferme ai lati di Hormuz

Almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto di Hormuz. “Altre decine di navi erano ferme dall’altra parte dello stretto. Questi movimenti sono avvenuti dopo gli attacchi Usa e israeliani contro l’Iran”, scrive Al Jazeera. “Le petroliere erano raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio e Gnl del Golfo, tra cui Iraq e Arabia Saudita e Qatar“.

Impatto economico e forniture energetiche

Lo Stretto di Hormuz, situato tra l’Oman e l’Iran, è un passaggio marittimo estremamente stretto ma strategico per l’economia globale, perché circa un quinto di tutto il petrolio greggio e del gas naturale liquefatto (GNL) del mondo transita giornalmente attraverso questa rotta. La sua importanza non deriva tanto dalla quantità relativa, quanto dal fatto che non esistono alternative marittime comparabili in termini di capacità e rapidità: se i traffici vengono interrotti o rallentati, gli effetti sulle forniture di energia, sui prezzi e sull’economia mondiale si manifestano quasi immediatamente.

Nel contesto della crisi in corso, molte navi cisterna hanno cessato di transitare, gruppi di petroliere si sono fermati in mare aperto oltre lo stretto e operatori come compagnie di navigazione e assicurazioni stanno evitando di attraversarlo per ragioni di sicurezza e costi assicurativi elevati. La “chiusura di fatto” ha un impatto tangibile sui prezzi del petrolio e del gas a livello globale: le quotazioni del Brent e del WTI hanno subito forti rialzi nei mercati futures, con aumenti fino a oltre il 13% rispetto alle quotazioni precedenti alla crisi, e analisti del settore non escludono che, se lo stallo dovesse persistere, il greggio possa superare i 100 dollari al barile.

Dinamiche che non restano confinate ai mercati energetici: un forte rialzo dei prezzi del petrolio si riflette rapidamente sui costi dei carburanti per i consumatori, sui prezzi dell’elettricità nelle economie più dipendenti dal gas e sul costo dei beni trasportati via mare. Alcune economie, specialmente in Asia orientale (come Cina, India, Giappone e Corea del Sud), dipendono in modo particolarmente intenso dalle forniture attraverso Hormuz e potrebbero affrontare problemi di approvvigionamento più immediati.

Inoltre, il blocco o la significativa diminuzione del traffico energetico attraverso lo Stretto incide sulle catene globali del valore. I costi di assicurazione delle navi aumentano, le compagnie di navigazione dirottano le rotte pericolose, e le forniture di materie prime energetiche come gas naturale liquefatto, benzina, diesel e materie prime per l’industria petrolchimica diventano più costose e difficili da programmare.

Gli organismi internazionali, come l’International Energy Agency (IEA), stanno monitorando la situazione perché un’interruzione prolungata delle esportazioni potrebbe rallentare la crescita economica mondiale, alimentare l’inflazione interna nei Paesi importatori e portare a inversioni di politica monetaria nelle grandi economie se l’inflazione derivante dall’energia si diffonde ai prezzi al consumo più ampi.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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