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La lunga partita che si gioca sulla scacchiera del gas

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Come abbiamo appreso tra venerdì e sabato, Gazprom - la Società russa che fornisce il gas all’Europa – ha comunicato all’ENI di poter soddisfare solamente il 50% delle sue richieste. Ufficialmente non per fare un dispetto all’Italia, ma per via di certe difficoltà che, in questi giorni, il colosso energetico di Mosca starebbe incontrando nella manutenzione dei suoi impianti: difficoltà dovute, essenzialmente, all’introduzione delle sanzioni economiche occidentali a carico dell’economia russa che la priverebbero di indispensabili componenti tecnologiche di produzione americana o europea. Sappiamo anche che Mario Draghi non crede a questo tipo di giustificazioni e parla apertamente di “uso politico” del gas (cosi come anche del grano), da parte di Putin, il quale ha, quindi, iniziato sul serio a chiudere, gradualmente, i rubinetti del gas all’Unione Europea, mettendo in allarme tutti i suoi governi.

In Italia, il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha convocato un tavolo di verifica della situazione entro la metà della prossima settimana, in cui si valuterà la possibilità di passare da uno stato di pre allarme, a quello di allerta, riconoscendo, in sostanza, di essere precipitati in una situazione di emergenza. E, nel caso, si tratterebbe non solamente di un atto formale, ma di un vero e proprio salto di qualità che metterebbe a disposizione del nostro Governo – prima di dover fare proprio ricorso a dei razionamenti – alcune altre opzioni come il riavvio a pieno regime delle centrali a carbone ancora in funzione ( in modo da risparmiare 5 miliardi di metri cubi di gas oggi usati per la produzione di energia elettrica ) e l’intensificazione della trivellazione per ripristinare la funzionalità dei pozzi nell’Adriatico. Inoltre, si potrebbero verificare anche casi di interruzioni mirate in determinate aziende che, sottoscrivendo i cosiddetti contratti “interrompibili”, hanno accettato di poter subire interruzioni delle forniture di metano in cambio di prezzi più bassi.

Se osserviamo i livelli di fornitura raggiunti dal nostro Paese ancora nella giornata di venerdì, possiamo affermare, con una certa serenità, di essere, almeno per il momento, abbastanza lontani da quella che – tanto per restare in argomento – di solito si definisce “la canna del gas”. Ci sono, infatti, arrivati 196 milioni di metri cubi di gas a fronte di una domanda di 155 milioni: il che significa che, oggi come oggi, anche senza i 34 milioni di gas russo l’Italia appare egualmente in grado di coprire il suo fabbisogno. E di questo dobbiamo ringraziare soprattutto le forniture che provengono da Algeria e Arzebaijan. Infatti, a Mazara del Vallo, dove arriva il gasdotto Transmed che trasporta il metano algerino, venerdì sono arrivati 64 milioni di metri cubi, mentre a Melendugno, dove termina il Tap, ne sono arrivati 28 milioni. Inoltre, gli ultimi dati resi noti dalla Snam indicano un calo, nel 2022, delle forniture di Mosca che scende dal 39% al 23%.

Ciò nonostante, sarebbe da irresponsabili abbassare i livelli di attenzione e di preoccupazione, dal momento che, storicamente, la maggior parte del gas russo viene utilizzato in Italia negli ultimi tre mesi dell’anno.

L’esperienza insegna agli Europei che, da ottobre a dicembre, normalmente è quasi impossibile farne a meno. Per questo motivo l’Unione Europea si era posta l’obiettivo di un riempimento degli stoccaggi fino all’80%: in tal modo, durante il periodo invernale, i Paesi europei avrebbero potuto supplire anche all’assenza di gas russo. Gazprom lo sa e le sue mosse più recenti tendono evidentemente ad impedire la buona riuscita del piano di Bruxelles. Pertanto, tagliando oggi il gas all’Europa, Mosca mira essenzialmente a due risultati: il primo è quello di impedire agli Stati membri di riempire le loro riserve, con l’Italia che, ad esempio, è ferma al 54%.

Il secondo risultato ottenuto dai Russi è, invece, quello di tenere alto il prezzo. Basti pensare che alla Borsa di Amsterdam, in una settimana, il valore del metano è aumentato del 43%.

Ma il vero scacco matto Putin potrà dichiararlo solo se l’Italia e l’Europa non riusciranno, in questi mesi, a riempire i loro stoccaggi, poiché in tal caso, il prossimo inverno, non potranno fare altro che andare a Canossa dalle parti di Mosca per implorare un po’ di riscaldamento... A quel punto lo Zar verrebbe a trovarsi nell’agevole condizione di poter imporre non soltanto il prezzo che vuole per il suo gas, ma di poterlo anche eventualmente “addomesticare”, facendone così una formidabile arma di ricatto politico nei confronti del Vecchio Continente.

Credits: Agenzia Fotogramma

19 Giugno 2022

Il Punto della Settimana di Ferruccio Bovio

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