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Accordo Iran: “Non è una soluzione, i nodi restano tutti sul tavolo”

today16 Giugno 2026

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Accordo Iran: “Non è una soluzione, i nodi restano tutti sul tavolo”

Forse più che accordo in sé si dovrebbe parlare di accordo di tregua”. Ai microfoni di Il Timone delle 20 con Francesco Massardo, Matteo Colombo, ricercatore dell’ISPI, analizza con estrema cautela il memorandum tra Washington e Teheran. Nonostante l’enfasi diplomatica, la sostanza del conflitto appare immutata.
Secondo l’esperto, ci troviamo di fronte a una pausa di pochi giorni in cui le parti hanno semplicemente “accordato a trattare”, senza però aver ancora scalfito le grandi questioni geopolitiche. Colombo sottolinea che, sebbene ci sia un’apertura di credito verso questo nuovo corso, resta tutto da vedere se questa “si concretizzerà in qualcosa di diverso” rispetto ai fallimenti del passato.

Il respiro economico dello Stretto di Ormuz

Che si possa transitare dallo Stretto di Ormuz è un sollievo per tutti”. Il primo e più immediato risultato di questo dialogo è la riapertura di una rotta energetica vitale, il cui blocco minacciava un “probabile aumento dell’inflazione nei prossimi mesi”.
Tuttavia, l’analisi di Colombo è amara: lo Stretto era regolarmente aperto prima delle tensioni innescate dalle politiche precedenti e il ripristino del passaggio suona quasi come un “obolo pagato all’Iran”. Un particolare inquietante emerge dalle pieghe dell’intesa: il testo parla di una “sospensione del pedaggio”, un dettaglio che suggerisce per il futuro una possibile gestione condivisa della rotta tra Teheran e l’Oman, mettendo fine alla libera navigazione assoluta.

Il mistero della sospensione nucleare per vent’anni dell’Iran

L’Iran avrebbe promesso di sospendere il programma nucleare per 10-15, forse anche 20 anni”. È questa la notizia bomba che trapela dai negoziati e che Donald Trump punta a rivendicare come una vittoria storica. Ma la realtà tecnica è molto più complessa di uno slogan elettorale.
Per Colombo, la distinzione tra le parole è vitale: “un conto è sospendere l’arricchimento, un conto è sospendere il programma nucleare”. Senza una definizione precisa di cosa venga effettivamente fermato, l’accordo rischia di essere un guscio vuoto. Come spesso accade in diplomazia, “sono i dettagli che fanno davvero la differenza e ancora sappiamo effettivamente troppo poco”.

Libano e Hezbollah: il vicolo cieco del disarmo

Il governo israeliano non ha alcuna intenzione di abbandonare i territori che occupa attualmente in Libano”. Il fronte settentrionale rimane la spina nel fianco di qualsiasi tentativo di pacificazione regionale. Israele pretende il disarmo di Hezbollah, una condizione che Colombo ritiene praticamente impossibile da attuare per via interna: “si rischierebbe davvero una guerra civile in quel paese”.
Mentre all’interno della maggioranza di Netanyahu crescono le pulsioni per espandere ulteriormente i confini, l’unica via d’uscita teorica, un’integrazione di Hezbollah nelle forze armate regolari libanesi, appare come un percorso tortuoso e di difficilissima realizzazione.

Il paradosso di Teheran: un regime più debole ma più feroce

Si rischia davvero di avere un regime ancora più repressivo”. L’auspicio di un crollo del potere iraniano sotto i colpi del conflitto è rimasto, per ora, un’illusione. Nonostante le perdite militari subite, il sistema di potere di Teheran ha retto l’urto e rischia ora di chiudersi ulteriormente in se stesso.
Secondo l’analista dell’ISPI, il popolo iraniano è il grande dimenticato di questa trattativa: “il popolo è più povero” e i limitati vantaggi economici che deriveranno dall’allentamento delle sanzioni finiranno quasi esclusivamente nelle tasche dell’élite che sostiene il sistema. Il paradosso finale è brutale: un regime militarmente più debole potrebbe diventare ancora più spietato nel controllo della piazza.
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