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“L’antifascismo è la radice della Repubblica”: Michela Ponzani e il veleno che minaccia la democrazia

today2 Luglio 2026

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“L’antifascismo è la radice della Repubblica”: Michela Ponzani e il veleno che minaccia la democrazia

L’antifascismo non è un’opinione passeggera, ma il fondamento inscindibile dell’Italia democratica. Per Michela Ponzani, storica e conduttrice televisiva, rimettere in discussione questo valore significa minare la stabilità stessa delle istituzioni nate dalla lotta di Liberazione.

Il dibattito sulla natura della destra e sulle sue radici è stato al centro dell’intervista rilasciata a Il Timone delle 20 con Francesco Massardo, il programma di approfondimento in onda su Giornale Radio, dove Ponzani ha analizzato le derive nostalgiche che ancora agitano il panorama politico nazionale.

Un veleno chiamato nostalgia

Esiste un ronzio di fondo, un’eredità mai del tutto elaborata che riaffiora periodicamente come una minaccia per il Paese.

Ci ritroviamo costantemente a discutere del postfascismo, di varie anime postfasciste, nostalgiche, postmissine, chiamiamole come vogliamo, che ogni tanto riemergono nella storia del nostro Paese come una sorta di rumore di sottofondo, come una sorta di veleno che riesplode in rivoli più o meno violenti, più o meno identitari, più o meno razzisti”, spiega la storica.

Per Ponzani, la destra moderna dovrebbe essere liberale e conservatrice, capace di riconoscersi senza ambiguità nel patto costituzionale.

Invece, troppo spesso si assiste al ritorno di vecchi spettri: “I camerati del XX secolo che si accaldano tanto sulla questione dell’identità, sulla questione appunto del cameratismo e dicono che l’antifascismo è morto, ecco, potrebbero anche spendere il loro tempo, magari andando al mare, rinfrescando un po’ la mente”.

L’antifascismo non ha colore politico

La narrazione che vede l’antifascismo come esclusivo patrimonio della sinistra è un errore storico grossolano che alimenta l’ignoranza.

L’antifascismo non è sinonimo di comunismo”, precisa Ponzani, ricordando come alla lotta di Liberazione abbiano partecipato attivamente militari e persone che si riconoscevano pienamente in valori di destra.

Si è trattato della pagina più nobile della storia nazionale, una radice comune che non dovrebbe essere oggetto di provocazioni o di semplice dialettica politica.

L’ombra di Trump e la cultura del nemico

L’influenza del sovranismo d’oltreoceano aggrava il clima politico interno, portando con sé linguaggi brutali e parole d’ordine crudeli.

L’immagine del “nemico interno da battere, da eliminare, da estirpare dal corpo sano della nazione” ricalca modelli che nulla hanno a che fare con la storia repubblicana italiana.

Per Ponzani, strizzare l’occhio a Donald Trump significa importare una cultura che incita alla contrapposizione violenta e razzista invece che al confronto democratico previsto dalla nostra storia.

Il ring della Casa Bianca e i simboli del potere

I simboli raccontano la visione del mondo di chi governa e l’esempio americano attuale appare estremamente inquietante.

Per celebrare i 250 anni della dichiarazione di indipendenza, Trump “ha pensato bene di far costruire sul prato della Casa Bianca un ring”, preferendo esaltare la forza bruta, il machismo e l’autocelebrazione del capo.

Si tratta di una deriva che offusca i principi repubblicani originari e che si discosta totalmente dai valori di libertà che gli Stati Uniti dovrebbero rappresentare per l’Occidente.

Il dilemma della destra e il caso Vannacci

In Italia, la convivenza tra una destra europeista e pulsioni sovraniste filorusse crea cortocircuiti evidenti all’interno della maggioranza di Governo.

Il problema è oggi rappresentato in modo plastico dalla figura del generale Roberto Vannacci, che sta modificando gli equilibri interni alla coalizione.

Esiste un problema a destra che sta svuotando di senso di contenuto anche e di parole d’ordine il Partito di Fratelli d’Italia che è rappresentato dal generale Vannacci”, avverte Ponzani.

È un fenomeno che continua a crescere nei sondaggi e che obbliga la politica a interrogarsi sulle ragioni profonde di un tale consenso verso posizioni radicali.

Una donna al Colle nel segno di Tina Anselmi

Il Quirinale resta il simbolo supremo della garanzia costituzionale e l’idea di una donna alla Presidenza della Repubblica è per Ponzani un passo necessario e maturo per il Paese.

Tuttavia, non conta solo il genere, ma la cultura politica e morale di riferimento della candidata.

A me piace ricordare Tina Anselmi, la presidente della Repubblica che questo Paese non ha avuto”, sottolinea la storica, ponendo la figura della partigiana e ministra come modello ideale e opposto a chi ancora oggi strizza l’occhio alla cultura della destra nostalgica.

In sintesi

  • Radice democratica: l’antifascismo è il fondamento della Repubblica e non deve essere confuso esclusivamente con il comunismo.
  • Veleno nostalgico: permangono anime post-fasciste che una destra moderna e liberale dovrebbe definitivamente elaborare e superare.
  • Modello Trump: il linguaggio violento e i simboli di forza bruta americani sono incompatibili con il patto costituzionale italiano.
  • Insidia Vannacci: secondo Ponzani, il successo del generale sta svuotando di contenuti il partito di maggioranza, ponendo una sfida identitaria alla destra.

FAQ

L’antifascismo appartiene solo alla sinistra?

No. Michela Ponzani chiarisce che è un valore trasversale della Repubblica, che ha coinvolto anche militari e culture di destra.

Chi è il modello di Michela Ponzani per il Quirinale?

La storica indica Tina Anselmi come esempio di alta levatura democratica e antifascista per una futura Presidenza femminile.

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