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“Bollette giù col nucleare? È una grossa semplificazione”

today8 Giugno 2026

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“Bollette giù col nucleare? È una grossa semplificazione”

Il dibattito sull’energia in Italia sta cambiando pelle e torna a farsi concreto dopo quarant’anni di silenzio. A Next Economy con Manuela Donghi su Giornale Radio, Diego Pellegrino, portavoce di ARTE, Associazione Reseller e Trader dell’Energia, ha spiegato come oggi ci siano tutti i presupposti perché il tema torni centrale. Non è più una questione di soli schieramenti, ma di indipendenza energetica e sicurezza davanti alle crisi internazionali.

“Cosa significa oggi ritorno al nucleare per il mercato italiano dell’energia?”, si chiede Pellegrino, sottolineando che la necessità di ridurre le emissioni e le nuove tecnologie stanno scacciando i vecchi tabù.

Il ritorno dell’atomo tra pragmatismo e necessità

Il ritorno del nucleare nel dibattito pubblico non nasce da una nostalgia industriale, ma da una necessità concreta: rendere il sistema energetico meno esposto agli shock internazionali. Le tensioni geopolitiche, la crisi energetica e la volatilità del gas hanno rimesso al centro il tema della sicurezza delle forniture.

Per Pellegrino, la discussione non può più essere affrontata con categorie del passato. Il punto non è scegliere tra una posizione ideologica favorevole o contraria all’atomo, ma capire quali tecnologie possano aiutare l’Italia a garantire energia stabile, emissioni più basse e maggiore autonomia strategica.

Non chiamatela vecchia centrale: l’era degli SMR

L’idea di imponenti colossi di cemento armato appartiene al passato. Per Pellegrino, il futuro dell’Italia non passa per i grandi impianti degli anni Settanta. “Penso che noi oggi dobbiamo per forza parlare dei famosi SMR, gli Small Modular Reactors“, chiarisce subito l’esperto.

Si tratta di piccoli reattori modulari che offrono vantaggi importanti in termini di spazio e gestione. “Le dimensioni sono molto più ridotte, sono più flessibili“, spiega Pellegrino, aggiungendo che queste nuove tecnologie permettono una “possibilità di accendere e spegnere queste centrali a seconda della necessità”, un’operazione che prima richiedeva tempi lunghissimi.

La verità sui costi e il miraggio del risparmio immediato

Sulle bollette, Pellegrino invita alla massima cautela e rifugge i facili slogan. “Dire che farà crollare le bollette è una grossa semplificazione oggi“, afferma con decisione. Il punto non è il risparmio miracoloso, ma la stabilità del sistema energetico.

Più che un’energia a basso costo, oggi nel breve il nucleare ci offrirà un’energia a un costo effettivamente prevedibile“, precisa il portavoce di ARTE. Mentre il gas è soggetto a sbalzi violenti, il nucleare ha costi di combustibile minimi. “Una volta che l’impianto è ammortizzato, allora il prezzo dell’energia diventa stabile per decenni”, garantendo una sicurezza economica per le industrie e le famiglie.

Niente bacchetta magica: l’orizzonte è oltre il 2030

Chi cerca una soluzione alla crisi attuale nel nucleare rischia di restare deluso dai tempi tecnici e burocratici. “Il nucleare non è una soluzione nei prossimi cinque anni“, avverte Pellegrino senza giri di parole.

Tra autorizzazioni, individuazione dei siti e costruzione, la strada è tracciata sul lungo periodo. Per l’esperto, una data realistica per vedere i primi risultati concreti nel mix energetico nazionale si colloca “dopo la metà degli anni Trenta“. Non si tratta dunque di intervenire sulle bollette del 2027, ma di progettare la sicurezza energetica dei prossimi vent’anni.

Scorie e depositi: serve trasparenza, non demagogia

Affrontare il nucleare significa anche guardare in faccia il problema dei rifiuti radioattivi. Pellegrino chiede di superare i pregiudizi attraverso una comunicazione onesta. “Le scorie esistono e non devono essere minimizzate“, dichiara, sottolineando che il problema è spesso più politico che tecnico.

Esistono già procedure consolidate nei paesi occidentali, ma l’Italia deve ancora risolvere le sue pendenze passate. “L’Italia ancora oggi deve risolvere definitivamente il tema del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi già esistenti“, ricorda Pellegrino. Per l’esperto, “la gestione di un problema fatto bene diventa un non problema“, a patto che ci sia serietà e trasparenza.

Un mix energetico per evitare il modello tedesco

La sfida finale non è scegliere tra atomo e rinnovabili, ma costruire un equilibrio intelligente. “La domanda corretta da fare è: qual è il mix energetico che può garantire al nostro Paese prezzi competitivi e sicurezza?“, suggerisce Pellegrino.

L’obiettivo è il trilemma: decarbonizzare, restare competitivi e avere forniture sicure. L’esempio da non seguire è la Germania, che puntando quasi tutto sul vento ha visto i prezzi “schizzare anche 20-30 volte il valore normale” nei momenti di calma piatta. Per l’Italia, la ricetta prevede di investire contemporaneamente in reti, rinnovabili, accumuli e nucleare, senza abbandonare prematuramente il gas come elemento di transizione.

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