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“Il mercato prezza l’aumento dei tassi al 100%”: tra missili su Beirut e inflazione, tempesta economica in arrivo?

today8 Giugno 2026

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“Il mercato prezza l’aumento dei tassi al 100%”: tra missili su Beirut e inflazione, tempesta economica in arrivo?

La guerra in Medio Oriente ha raggiunto la soglia dei cento giorni mentre i negoziati restano in un vicolo cieco. L’economista Dario Baudo non usa giri di parole: “Era inevitabile che succedesse questo e continuerà ad accadere”. Secondo l’esperto, la diplomazia mondiale appare ormai “irrilevante” di fronte a una partita che si gioca sul campo tra Israele e chi spalleggia l’Iran dal Libano.

Cento giorni di fiamme e riflessi globali

La crisi mediorientale non resta confinata al piano militare. Ogni nuova escalation produce effetti diretti sui mercati, sulla percezione del rischio e sulle aspettative degli investitori. In questo quadro, l’incertezza geopolitica diventa un fattore economico centrale, capace di influenzare borse, materie prime e scelte delle banche centrali.

Per Baudo, il punto è chiaro: la situazione non può essere letta come un episodio isolato, ma come parte di una fase destinata a proseguire. La guerra, la risposta dei mercati e il rincaro dell’energia sono tasselli dello stesso scenario.

La strategia di Israele e le zone cuscinetto

Dietro i bombardamenti e gli scontri di confine emerge un disegno geopolitico preciso. “Israele sta in questo momento approfittando della situazione per aggiustarsi i confini”, spiega Baudo ai microfoni di Giornale Radio.

L’obiettivo dichiarato è la sicurezza a lungo termine, cercando di “crearsi delle zone cuscinetto” per proteggersi da vicini considerati aggressivi, ricalcando vecchie strategie della storia militare. In questo contesto, anche il ruolo della Turchia diventa centrale: “Un paese difficile da gestire perché il fatto che appartenga alla NATO renderebbe molto problematica la gestione di un eventuale conflitto”.

Il fallimento della diplomazia e l’illusione di Trump

Mentre Donald Trump continua a dichiarare che un accordo è vicino, la realtà dei fatti sembra smentire l’ottimismo del candidato alla Casa Bianca. “Chi guida le strategie non è Trump, ma è Israele”, sottolinea l’economista, evidenziando come l’agenda della guerra segua logiche interne mediorientali più che i desiderata americani.

Trump si trova in una posizione di estrema debolezza: “Ha un problema da gestire che non è banale, le elezioni di midterm”, e l’impatto del conflitto si riflette direttamente sulla vita dei cittadini statunitensi che “vivono il conflitto quando vanno a fare la benzina”.

La scure dei tassi d’interesse sulle tasche dei cittadini

L’inflazione e le scelte delle banche centrali sono il vero termometro della crisi economica mondiale. Se a inizio anno si sperava in un allentamento della pressione monetaria, oggi la situazione è radicalmente cambiata. “Ormai il mercato prezza al 100% almeno un aumento dei tassi negli Stati Uniti”, avverte Baudo.

Anche in Europa la BCE è pronta a un nuovo rialzo, rendendo lo scenario sempre più difficile per i consumatori e gli investitori. In ultima analisi, ogni mossa militare e ogni trattativa diplomatica sono subordinate a un’unica logica spietata: “Governa sempre il denaro, l’economia”.

Petrolio e rotte marittime: il conto della crisi

L’instabilità non colpisce solo i mercati finanziari, ma rischia di soffocare le rotte commerciali vitali. La reazione dei ribelli Houthi nello Yemen accende i riflettori sul Mar Rosso: “Se cominciano a rendere problematico il passaggio dei cargo, tutto questo non può che avere delle ripercussioni importanti”.

Anche il petrolio torna a salire, sebbene non ai livelli emotivi che ci si potrebbe aspettare, grazie a scorte strategiche e nuovi flussi da Brasile e Venezuela. Resta però il fatto che il costo dell’energia è ormai fuori controllo e, come conclude Baudo, l’interesse alla pace arriverà solo quando la sicurezza economica sarà garantita, perché “Israele ha bisogno della manodopera palestinese” e di stabilità per i propri confini.

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