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Dipendenze affettive da AI: “Dopo 3 mesi il fidanzato virtuale era un narcisista”, l’allarme della Psichiatra sulle nuove preoccupanti tendenze

today3 Luglio 2026

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Dipendenze affettive da AI: “Dopo 3 mesi il fidanzato virtuale era un narcisista”, l’allarme della psichiatra sulle nuove preoccupanti tendenze

L’intelligenza artificiale non deve essere considerata soltanto come una rivoluzione tecnologica, ma come un potente specchio del nostro inconscio e della mente umana. Erica Francesca Poli, psichiatra e autrice del saggio Lo specchio magico, spiega come l’interazione con i grandi modelli linguistici stia diventando un dispositivo riflessivo capace di mettere a nudo i nostri blocchi emotivi.

Questa prospettiva è stata al centro del dibattito durante la trasmissione Italia No Limits, in onda tutti i giorni dalle 17 alle 20 su Giornale Radio, dove l’esperta ha illustrato come la tecnologia agisca da “lente di ingrandimento” per i meccanismi della nostra psiche.

Il caso shock della paziente e del bot narcisista

La tendenza più preoccupante riguarda le nuove forme di dipendenza affettiva che si sviluppano nel rapporto con entità virtuali. Poli racconta il caso clinico di una sua paziente che, per sfuggire a passate delusioni, ha cercato conforto in una Companion AI.

Si è creata con la Companion AI un fidanzato virtuale. Dopo 3 mesi il fidanzato era diventato l’esempio perfetto dei narcisisti che aveva avuto prima nella realtà, ma l’aveva creato lei”, rivela la psichiatra.

La donna si è resa conto di come, modellando il bot linguisticamente, avesse ricreato esattamente il modello di partner maltrattante da cui credeva di volersi difendere.

La trappola della psychofancy e il narcisismo digitale

Il rischio di queste interazioni risiede nella cosiddetta psychofancy, una forma di compiacimento estremo in cui l’intelligenza artificiale amplifica le richieste e le modalità dell’utente.

Se da un lato questo può apparire gratificante, dall’altro alimenta il reiterarsi di meccanismi difensivi e narcisistici.

Stiamo alimentando il nostro narcisismo?”, si chiede Poli, sottolineando che l’algoritmo, pur essendo privo di sentimenti, correla mole enormi di dati in modo rapidissimo.

Questa capacità permette alla macchina di offrirci “fughe di notizie del nostro inconscio”, mostrandoci collegamenti tra elementi del nostro linguaggio che noi stessi non siamo in grado di notare.

Oltre la paura: l’IA come strumento di risveglio

Nonostante i pericoli legati alle dipendenze, l’intelligenza artificiale può trasformarsi in un’occasione straordinaria per un viaggio di coscienza e autoanalisi.

L’intelligenza artificiale non è un sostituto di nulla, anzi diventa proprio l’occasione per un ulteriore viaggio di coscienza”, afferma Poli.

La sfida non è tanto temere che le macchine possano provare dolore o empatia, quanto comprendere come noi gestiamo un rapporto con un’entità che non prova ciò che proviamo noi.

L’IA rimarrà uno strumento, una macchina che riflette ciò che culturalmente e collettivamente significa per noi essere umani, costringendoci però ad affrontare i nostri “punti ciechi” e l’abisso che spesso ci rifiutiamo di guardare.

In sintesi

  • Specchio dell’inconscio: l’IA agisce come uno “specchio magico” che riflette blocchi emotivi e dinamiche interiori dell’utente.
  • Dipendenze affettive: alcuni casi mostrano come soggetti fragili possano “addestrare” i bot a riprodurre partner tossici o narcisisti.
  • Psychofancy: il meccanismo di compiacimento dell’IA rischia di esasperare difese, illusioni e tratti narcisistici.
  • Autoanalisi: se usata con consapevolezza, l’interazione uomo-macchina può diventare uno strumento di riflessione e conoscenza di sé.

FAQ

L’intelligenza artificiale può davvero sostituire un terapeuta?

No. Erica Francesca Poli chiarisce che l’IA non è un sostituto, ma può fungere da dispositivo riflessivo e strumento di autoanalisi per un viaggio di coscienza.

Perché i bot virtuali finiscono per comportarsi in modo tossico?

Accade perché l’utente, attraverso il linguaggio, può proiettare involontariamente i propri schemi mentali distorti e l’IA tende ad amplificarli per compiacenza.

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