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FIFA e l’ombra di Trump, scatta il piano di Infantino per i miliardi del calcio: “Un’unione perversa tra istituzioni e affari”

today30 Luglio 2026

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FIFA e l’ombra di Trump, scatta il piano di Infantino per i miliardi del calcio: “Un’unione perversa tra istituzioni e affari”

Gianni Infantino accelera sulla trasformazione commerciale del calcio mondiale, aprendo le porte della FIFA ai grandi investitori internazionali. Al centro del progetto c’è la nascita della FIFA Forward Enterprise, una nuova società pensata per gestire i diritti e l’organizzazione delle competizioni più prestigiose, dal Mondiale tradizionale al nuovo Mondiale per club. Durante L’Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio, il professor Gregory Alegi ha analizzato un modello nel quale il confine tra istituzioni sportive e interessi economici rischia di diventare sempre più sottile.

Il progetto FIFA Forward Enterprise

La nuova strategia della FIFA passa attraverso la creazione di una società commerciale incaricata di gestire alcuni degli asset più preziosi del calcio mondiale.

La FIFA Forward Enterprise dovrebbe occuparsi dei diritti e dell’organizzazione delle principali competizioni internazionali, attirando capitali e investitori privati interessati alla crescita del settore.

Il progetto rappresenta un ulteriore passo verso un modello nel quale il calcio viene considerato non soltanto una disciplina sportiva, ma un prodotto globale capace di generare flussi economici sempre più rilevanti.

Il modello americano applicato allo sport

Secondo Gregory Alegi, la trasformazione della FIFA si inserisce in una tendenza più ampia tipica del sistema statunitense.

Il professore parla di una «tendenza degli Stati Uniti a gestire gli eventi sportivi in senso economico per estrarne valore».

In questa prospettiva, le competizioni vengono progettate, ampliate e ripensate con l’obiettivo di aumentarne la redditività, attirare nuovi sponsor e moltiplicare le occasioni commerciali.

Il precedente della Formula 1

Alegi individua un precedente significativo nell’evoluzione della Formula 1 successiva all’era di Bernie Ecclestone.

«È stato ridisegnato tutto proprio per massimizzare il valore», osserva il professore.

La Formula 1 è stata trasformata in un prodotto globale più accessibile agli investitori, ai media e alle nuove piattaforme, aumentando il numero degli eventi e l’esposizione commerciale.

Secondo Alegi, il calcio internazionale starebbe seguendo una traiettoria simile, con la FIFA intenzionata a valorizzare economicamente ogni competizione e ogni spazio disponibile.

L’ombra di Donald Trump

All’interno di questo scenario, la figura di Donald Trump non sarebbe soltanto politica.

Secondo Alegi, il presidente statunitense potrebbe guardare al nuovo assetto del calcio mondiale anche in termini di ritorno economico.

«La parte trumpiana è quella dove probabilmente in questo disegno spera di avere una quota, spera di avere anche lui un ritorno economico», afferma.

La vicinanza tra i vertici della FIFA e l’amministrazione statunitense viene così letta come parte di una convergenza tra potere istituzionale, interessi privati e grandi operazioni commerciali.

Una fusione tra istituzioni e affari

Il nodo principale dell’analisi riguarda il rapporto tra organismi sportivi e interessi economici.

Secondo Alegi, il rischio è che le istituzioni internazionali dello sport perdano progressivamente la propria autonomia, trasformandosi in strumenti orientati soprattutto alla produzione di profitto.

È in questo senso che l’esperto parla di una possibile «unione perversa» tra istituzioni e affari, nella quale gli obiettivi commerciali finiscono per prevalere sulla funzione sociale e culturale dello sport.

La protesta dei Paesi emergenti

La nuova impostazione non viene accolta favorevolmente da tutti i membri della FIFA.

Secondo Alegi, alcuni Paesi emergenti come potenze calcistiche contestano la riduzione dello sport alla sola dimensione economica.

Queste federazioni temono che l’aumento dei ricavi e degli investimenti non si traduca automaticamente in una redistribuzione delle risorse verso i territori meno sviluppati.

I fondi che non arrivano al calcio di base

La critica più dura riguarda l’utilizzo dei proventi generati dalle competizioni internazionali.

«Questo denaro la FIFA non lo sta utilizzando per promuovere lo sport e per farlo crescere nei Paesi meno fortunati», denuncia Alegi.

Secondo il professore, il rischio è che la massimizzazione del profitto favorisca soprattutto grandi investitori, sponsor e mercati già consolidati, lasciando in secondo piano lo sviluppo delle infrastrutture e del calcio di base.

Il calcio dentro i nuovi equilibri globali

La trasformazione della FIFA viene infine inserita in un contesto geopolitico più ampio, nel quale le alleanze internazionali sono sempre più influenzate dagli interessi economici.

Il parallelismo con l’Arabia Saudita mostra come i grandi attori globali cerchino di diversificare i propri investimenti senza rinunciare alle protezioni politiche e militari più consolidate.

In questa prospettiva, il calcio diventa uno strumento di influenza, prestigio e costruzione di nuove alleanze, oltre che un’enorme fonte di ricavi.

In sintesi

  • La FIFA lavora alla nascita della FIFA Forward Enterprise, una società commerciale destinata a gestire i diritti e l’organizzazione delle principali competizioni internazionali.
  • Secondo Gregory Alegi, il modello si ispira alla gestione americana dello sport e alla trasformazione commerciale della Formula 1.
  • Donald Trump potrebbe puntare a ottenere un ritorno economico dal nuovo assetto del calcio mondiale.
  • Alcuni Paesi emergenti contestano la riduzione dello sport alla sola dimensione del profitto.
  • Alegi critica la FIFA perché le risorse generate non verrebbero utilizzate adeguatamente per sviluppare il calcio nei Paesi meno favoriti.

FAQ

Cos’è la FIFA Forward Enterprise?

È una nuova società commerciale progettata dalla FIFA per gestire i diritti e l’organizzazione delle principali competizioni internazionali, favorendo anche l’ingresso di grandi investitori privati.

Perché Gregory Alegi paragona il calcio alla Formula 1?

Perché ritiene che la FIFA stia seguendo un modello simile a quello adottato dalla Formula 1, riorganizzando competizioni ed eventi con l’obiettivo di massimizzarne il valore economico.

Perché Alegi parla di “unione perversa”?

Perché vede nel progetto una fusione sempre più stretta tra istituzioni sportive, interessi politici e grandi affari privati, con il rischio che il profitto prevalga sulla funzione sociale dello sport.

Qual è la critica dei Paesi emergenti?

Secondo Alegi, alcune federazioni contestano il fatto che i maggiori ricavi della FIFA non vengano utilizzati in misura sufficiente per sviluppare infrastrutture, attività sportive e calcio di base nei Paesi meno ricchi.

 


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