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Fondi Difesa, Salini (FI) lancia il guanto di sfida alla Lega: “Bisogna fare i conti col bene del popolo, non con la pancia”

today30 Luglio 2026

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Fondi Difesa, Salini (FI) lancia il guanto di sfida alla Lega: “Bisogna fare i conti col bene del popolo, non con la pancia”

I 14,9 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione Europea attraverso lo strumento SAFE accendono il confronto all’interno della maggioranza di governo. Dopo l’apertura iniziale del ministro Antonio Tajani e le successive perplessità espresse dalla Lega, il vicepresidente del Partito Popolare Europeo ed europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini è intervenuto a Il Timone delle 13 con Paolo Sergio su Giornale Radio, criticando le esitazioni dell’esecutivo e difendendo l’utilizzo dei fondi europei destinati alla difesa.

I fondi SAFE dividono la maggioranza

La disponibilità dei fondi europei destinati al rafforzamento della difesa comune ha aperto un confronto politico all’interno della coalizione di governo.

Secondo Massimiliano Salini, le esitazioni registrate nelle ultime settimane rappresentano un’occasione mancata per l’Italia.

«È un peccato, devo dire la verità, che ci sia questa titubanza da parte del governo italiano», afferma l’europarlamentare.

Per Salini, rinunciare o rallentare sull’utilizzo dello strumento SAFE rischia di indebolire la credibilità del Paese nei confronti dei partner europei.

La difesa come dovere strategico

Secondo l’esponente di Forza Italia, gli investimenti nella difesa non rappresentano una scelta ideologica, ma una necessità imposta dal mutato contesto internazionale.

Salini richiama il lavoro svolto dal ministro Antonio Tajani e dal ministro Guido Crosetto per rafforzare l’autonomia strategica europea e adeguare l’Italia ai nuovi equilibri geopolitici.

«Le spese per la difesa sono un dovere per il governo italiano», sostiene.

Per l’europarlamentare, le resistenze espresse dalla Lega costituiscono una «posizione totalmente immotivata» che rischia di trasmettere un segnale di incertezza ai partner dell’Unione Europea.

“Il bene del popolo, non la pancia del popolo”

Nel corso dell’intervista, Salini individua nella prossimità degli appuntamenti elettorali una delle possibili ragioni delle divisioni interne alla maggioranza.

Secondo il vicepresidente del PPE, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare ai cittadini decisioni complesse, anche quando non risultano immediatamente popolari.

«La sfida complessa è la sfida tipica di chi accetta di fare i conti col bene del popolo, non con la pancia del popolo», afferma.

Per Salini, modificare posizione su un tema sostenuto fino a poco tempo prima rappresenterebbe un segnale negativo sia sul piano interno sia nei confronti delle istituzioni europee.

Perché i fondi europei convengono all’Italia

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il costo del finanziamento del debito pubblico.

Secondo Salini, per un Paese altamente indebitato come l’Italia ricorrere agli strumenti europei risulta economicamente più vantaggioso rispetto all’emissione di nuovi titoli di Stato.

«Per l’Italia il debito fatto con titoli nazionali ha un costo di interessi che a volte è anche più del doppio o del triplo rispetto al tasso di interesse che ha invece col debito del Next Generation EU o per il SAFE», spiega.

Per questa ragione, l’europarlamentare ritiene poco conveniente rinunciare ai finanziamenti europei disponibili.

La critica a BOT e CCT

Salini contesta anche l’ipotesi di finanziare gli investimenti nella difesa esclusivamente attraverso l’emissione di BOT e CCT.

Secondo l’esponente di Forza Italia, una proposta di questo tipo dovrebbe essere accompagnata da una spiegazione trasparente dei maggiori costi che ricadrebbero sui contribuenti.

«Siccome i politici che lo propongono non lo pagano loro quel tasso di interesse, ma lo paga il popolo italiano, dovrebbero avere l’onestà intellettuale di dire a chiare lettere che la loro proposta è costosa», dichiara.

Difesa e welfare non sono alternative

Nella parte conclusiva dell’intervista, Salini respinge anche la contrapposizione tra investimenti militari e spesa sociale.

Secondo l’europarlamentare, mettere in competizione questi due capitoli di bilancio rappresenta una semplificazione utile soltanto alla propaganda politica.

«Noi spendiamo 40 miliardi per la difesa e 600 miliardi per il welfare, quindi siamo dentro paragoni che servono giusto alla politica populistica», afferma.

Per Salini, il dibattito dovrebbe concentrarsi sulla sostenibilità finanziaria delle scelte e sull’interesse generale del Paese, evitando slogan e contrapposizioni ideologiche.

In sintesi

  • L’Italia può accedere a 14,9 miliardi di euro dei fondi SAFE per rafforzare la difesa comune europea.
  • Massimiliano Salini critica le esitazioni del governo e definisce gli investimenti nella difesa un dovere strategico.
  • Secondo l’europarlamentare, i prestiti europei hanno costi molto inferiori rispetto all’emissione di nuovi titoli di Stato italiani.
  • Salini invita la politica a perseguire «il bene del popolo» anziché inseguire il consenso elettorale.
  • L’esponente di Forza Italia respinge la contrapposizione tra spesa militare e welfare, definendola una semplificazione populista.

FAQ

Perché Salini sostiene l’utilizzo dei fondi SAFE?

Perché ritiene che i finanziamenti europei consentano all’Italia di ottenere risorse a tassi di interesse significativamente più bassi rispetto al ricorso ai titoli di Stato nazionali.

Qual è la critica rivolta alla Lega?

Secondo Salini, le esitazioni della Lega sarebbero immotivate e rischierebbero di indebolire la credibilità internazionale dell’Italia proprio dopo aver sostenuto iniziative europee a favore della difesa comune.

Perché Salini critica il ricorso a BOT e CCT?

L’europarlamentare sostiene che finanziare la difesa esclusivamente attraverso il debito nazionale comporterebbe costi per interessi molto superiori rispetto ai prestiti europei e che questo dovrebbe essere spiegato con chiarezza ai cittadini.

Cosa risponde a chi contrappone difesa e welfare?

Secondo Salini, si tratta di un confronto fuorviante: ricorda infatti che la spesa per il welfare ammonta a circa 600 miliardi di euro, contro circa 40 miliardi destinati alla difesa.


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