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“Hormuz riaperto? È un mare di bugie”: l’affondo di Dardani sul finto accordo e i pedaggi mascherati dall’Iran

today16 Giugno 2026

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“Hormuz riaperto? È un mare di bugie”: l’affondo di Dardani sul finto accordo e i pedaggi mascherati dall’Iran

L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz rischia di essere l’ennesima operazione di propaganda in un conflitto dove la verità è la prima vittima. Bruno Dardani, analista e direttore del Centro Bono, ha gelato ogni facile entusiasmo durante il programma radiofonico L’Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi.

Commentando le notizie che arrivano dalle agenzie iraniane, l’esperto ha chiarito subito la portata della sfida: “L’agenzia iraniana stamattina ha detto che Hormuz sarà aperto formalmente per 60 giorni senza pedaggi, e che già rappresenta un condizionamento di un certo livello”. Secondo Dardani, parlare di normalità è quantomeno prematuro: “È vero che probabilmente qualche petroliera ha iniziato a passare nelle rotte fissate dai Pasdaran, ma di lì a parlare di apertura dello stretto di Hormuz mi sembra ci passi davvero un mare”.

Lo slalom gigante tra mille mine invisibili

La sicurezza della navigazione resta un miraggio, con il controllo totale delle rotte saldamente nelle mani dei Pasdaran. Non è una questione di burocrazia, ma di sopravvivenza fisica tra i flutti.

Secondo i calcoli dell’intelligence israeliana, le mine nello stretto sarebbero circa 1000. E quindi solo i Pasdaran sanno la rotta attraverso la quale si può passare”, ha denunciato Dardani ai microfoni di Giornale Radio. La minaccia non è solo presente, ma è pronta a scalare in caso di nuovi attriti diplomatici o militari: “I Pasdaran avrebbero a disposizione qualcosa come 6.000 ulteriori mine nel caso in cui l’accordo non reggesse”.

In questo scenario, muoversi nel Golfo non è commercio, ma una “specie di gincana o slalom gigante attraverso i campi minati”.

L’inganno dei pedaggi e i costi di assistenza mascherati

Dietro la promessa di un transito gratuito per due mesi si nasconderebbe in realtà un meccanismo di estorsione istituzionalizzata. Dardani mette in guardia da quello che definisce un vero e proprio “scamotage” economico.

Sebbene formalmente non si paghino tasse di passaggio, la realtà sul campo parla un’altra lingua. Saranno infatti dovuti all’Iran dei “costi di aiuto assistenza che in realtà è un pedaggio mascherato”.

L’esperto è categorico sulla fragilità dell’intesa: “Sempre aperti due piccoli interrogativi che non mi sembrano tutt’altro che marginali, uno il nucleare e il secondo l’apertura completa di Hormuz senza pedaggi. Su quello non c’è nessun accordo”. Al momento, ci troviamo di fronte a un semplice “accordo di principio” che non offre garanzie reali agli armatori.

Il dramma dei marittimi prigionieri e i morti dimenticati

Mentre le diplomazie discutono di petrolio e percentuali, migliaia di lavoratori civili restano intrappolati in un limbo pericoloso. I numeri forniti da Dardani raccontano un’emergenza umanitaria di cui i media occidentali sembrano ignorare l’esistenza.

Le navi prigioniere nello stretto di Hormuz sono 540 con circa 21.000 marittimi”. Ma c’è un dato ancora più agghiacciante: “15 marittimi di marine civili, marine mercantili sono morti in queste settimane negli attacchi e nessuno ne parla. Sono i famosi morti dimenticati”.

È una guerra silenziosa che coinvolge migliaia di persone prigioniere nel Golfo, vittime di una propaganda incrociata che oscura la realtà dei fatti.

L’interesse di Pechino e l’impossibile via di terra

L’87% del greggio che esce dal Golfo Persico via Hormuz è destinato alla Cina, all’India e ai Paesi del sudest asiatico. L’Europa, con una quota italiana ferma al 4%, resta spettatrice di dinamiche che la colpiscono soprattutto sul piano speculativo.

Dardani smonta anche l’illusione di facili alternative terrestri: “Una nave che trasporta container porta 20.000 container. Pensiamo una nave che debba convogliare il suo carico attraverso 1300 km di deserto sul Mar Rosso. Avete idea della coda di camion che una sola nave crea?”.

I progetti per aggirare lo stretto, come il mega porto in Iraq realizzato da un’azienda italiana, sono attualmente fermi o parzialmente bombardati: “Creare delle alternative con questa situazione di incertezza è veramente molto difficile”.

Sanzioni fantasma e il gioco delle ombre della Dark Fleet

L’ultima stoccata di Dardani riguarda l’efficacia delle sanzioni internazionali, in particolare quelle contro la Russia, che verrebbero sistematicamente aggirate sotto gli occhi di tutti. “La famosa Dark Fleet, ogni tanto fanno le sceneggiate”, attacca l’esperto, paragonando i sequestri di petroliere a operazioni antidroga di facciata.

Il meccanismo del travaso in mare aperto è una prassi consolidata, avvenuta persino al largo delle coste siciliane: “Si affiancano due petroliere, una russa e una di bandiera di un paese dell’Africa subsahariana e travasano il petrolio da una nave all’altra in mare aperto”.

Per Dardani, il silenzio dei satelliti è una scelta politica: “Lo sanno benissimo di dove è passato. Ti dà l’impressione che sia tollerato perché c’è un interesse prevalente a farlo arrivare il petrolio russo sui mercati”.

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