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“Il sistema idrico è alla frutta, perdite record oltre il 50%”: l’allarme siccità sulle tubature che prosciugano il futuro del Paese

today13 Luglio 2026

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“Il sistema idrico è alla frutta, perdite record oltre il 50%”: l’allarme siccità sulle tubature che prosciugano il futuro del Paese

L’estate torrida sta mettendo a nudo la fragilità estrema del territorio italiano. Mentre le ondate di calore aggravano le condizioni di chi vive già situazioni di fragilità, sotto i nostri piedi scorre un disastro silenzioso: una rete idrica che perde pezzi e acqua da ogni giuntura.

Di questa emergenza nazionale, spesso ignorata dai grandi titoli, si è parlato durante la trasmissione Next Economy con Manuela Donghi, in onda su Giornale Radio, dove Daniele Nicolai della CGIA di Mestre ha tracciato un quadro senza sconti.

Purtroppo rispetto a quella che è l’acqua potabile immessa nelle reti se ne perde quasi la metà”, avverte Nicolai. La diagnosi per l’esperto è netta: ci troviamo davanti a un “sistema idrico che è sicuramente alla frutta”.

Un’emorragia da dieci miliardi di euro

Lo spreco d’acqua non è solo un dramma ambientale, ma un buco nero economico che divora risorse pubbliche.

Quando l’acqua potabile svanisce nel terreno prima di arrivare ai rubinetti, il danno si riflette direttamente sulla ricchezza nazionale e sulle tasche dei contribuenti.

La stima che abbiamo fatto è di una monetizzazione pari a quasi 10 miliardi di euro”, spiega Nicolai durante l’intervista.

Per dare un’idea della magnitudo del problema, l’esperto della CGIA sottolinea che queste perdite pesano come un macigno sulla nostra economia: “Stiamo parlando di numeri rilevanti: siamo sullo 0,5 del PIL italiano”.

Un’efficienza maggiore non garantirebbe solo l’approvvigionamento in tempi di siccità, ma porterebbe a una netta riduzione dei costi in bolletta per famiglie e imprese.

Il dramma del Mezzogiorno e le eccellenze del Nord

La situazione italiana non è uniforme, ma si presenta a macchia di leopardo, con punte di inefficienza drammatiche in alcune aree del Paese.

Se la media nazionale della dispersione si attesta al 42%, il dato peggiora sensibilmente spostandosi verso le latitudini meridionali.

Il Mezzogiorno è più colpito: lì l’entità delle perdite supera un po’ il 50% su tutta l’acqua immessa nella rete”, rivela Nicolai.

Esistono però esempi virtuosi che dimostrano come il cambiamento sia possibile.

Tra i comuni capoluogo che fanno meglio spiccano Como, con appena il 9,2% di perdite, seguita da Milano, Pordenone e Pavia.

Sorprendono positivamente anche alcune realtà del Sud che, costrette storicamente a fare i conti con la scarsità, hanno investito con successo: Lecce perde solo il 12% dell’acqua, Trapani il 17% e Brindisi si conferma tra le migliori.

Il peso di anni di disinvestimenti e tubature obsolete

Perché l’Italia, pur conoscendo il problema da anni, non riesce a risolverlo?

La risposta risiede in una cronica mancanza di programmazione e in un’obsolescenza strutturale che i proclami politici non hanno mai scalfito.

Le cause sono sicuramente tubature obsolete e la mancanza di investimenti”, denuncia Nicolai.

Nonostante gli sforzi attuali, tra cui oltre 700 interventi finanziati con il PNRR, pesano anni di inerzia.

L’esperto spiega che oltre alla perdita fisiologica, che dovrebbe stare tra il 5 e il 10%, esiste un’enorme quota di spreco eliminabile solo con progettazioni serie.

A questo si aggiunge la piaga degli allacciamenti illegali che “sottraggono dal 3 a un 5% di quello che è l’effettivo fabbisogno” nazionale.

Il primato negativo dei prelievi in Europa

Il paradosso italiano è che, a fronte di una rete che perde acqua, siamo il Paese che ne estrae di più.

Un dato che mette sotto accusa non solo le infrastrutture, ma anche i comportamenti individuali e industriali.

Siamo il Paese con il prelievo idrico più alto in Unione Europea”, sottolinea Nicolai.

Oltre a riparare i tubi, serve una gestione ottimale dei flussi, simile a quella elettrica, magari utilizzando l’intelligenza artificiale per monitorare i bacini.

Nicolai suggerisce anche di puntare sul recupero dell’acqua piovana, che oggi si ferma ad appena il 10%: “Trattenere le risorse idriche permetterebbe di evitare alluvioni e non avere costi di ripristino che creano danni a tutta l’economia”.

In sintesi

  • Perdite record: l’Italia perde mediamente il 42% dell’acqua potabile immessa nelle reti, con punte oltre il 50% nel Mezzogiorno.
  • Danno economico: la CGIA di Mestre stima una perdita di quasi 10 miliardi di euro, pari allo 0,5% del PIL italiano.
  • Tubature obsolete: le cause principali sono anni di disinvestimenti, reti vecchie e allacciamenti illegali.
  • Esempi virtuosi: Como, Lecce, Trapani e Brindisi dimostrano che ridurre le dispersioni è possibile.
  • Primato negativo: l’Italia detiene il più alto prelievo idrico nell’Unione Europea, aggravando la pressione sulla risorsa acqua.

FAQ

Quali sono le città italiane più virtuose nella gestione dell’acqua?

Como è indicata tra le migliori, con solo il 9,2% di perdite. Ottimi anche i risultati di Lecce, con il 12%, e Trapani, con il 17%, a dimostrazione che anche nel Mezzogiorno è possibile gestire meglio la risorsa idrica.

Perché le perdite idriche sono così alte in Italia?

Le cause principali sono l’obsolescenza delle tubature, anni di scarsi investimenti strutturali e una quota di allacciamenti illegali che può incidere fino al 5% del fabbisogno.

Quanto costa all’Italia la dispersione dell’acqua?

Secondo la stima citata da Daniele Nicolai della CGIA di Mestre, il danno economico è pari a quasi 10 miliardi di euro, circa lo 0,5% del PIL italiano.

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