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Truppe italiane in Libano? Biloslavo: “Se andiamo là con le margherite è meglio stare a casa”

today20 Luglio 2026

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Truppe italiane in Libano? Biloslavo: “Se andiamo là con le margherite è meglio stare a casa”

Il Medio Oriente attraversa una nuova fase di forte instabilità e, secondo Fausto Biloslavo, il livello dello scontro si sta alzando rapidamente. Il giornalista di guerra ha analizzato l’escalation tra Stati Uniti e Iran durante L’Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, in onda su Giornale Radio, soffermandosi anche sull’ipotesi di una nuova missione italo-francese in Libano. Per Biloslavo, un eventuale intervento italiano avrebbe senso soltanto con regole d’ingaggio chiare e una reale capacità operativa: «Se vai là con le margherite è meglio stare a casa».

Il memorandum stracciato e la ripresa delle ostilità

Secondo Biloslavo, il quadro mediorientale è ormai entrato in una fase apertamente conflittuale. «Dalle parti della guerra succede quello che temevo: ormai il memorandum è stato stracciato», afferma il giornalista, spiegando che la fine dell’accordo segna la ripresa delle ostilità su larga scala. Gli obiettivi non sarebbero più soltanto militari, ma anche strategici, con il rischio di colpire infrastrutture essenziali e di coinvolgere direttamente la popolazione civile.

La crisi delle riserve statunitensi

Uno degli elementi più significativi emersi dall’intervista riguarda le difficoltà logistiche e industriali degli Stati Uniti. «La verità è che gli americani hanno anche un problema di riserve di missili», osserva Biloslavo. I sistemi d’arma statunitensi hanno costi molto elevati e richiedono tempi lunghi per essere sostituiti, soprattutto se confrontati con i droni kamikaze e i vettori impiegati dall’Iran. «Per ripristinarli ci vogliono mesi, qualcuno dice anche addirittura un anno», aggiunge.

Parallelamente, Teheran avrebbe sviluppato una capacità tecnologica sempre più avanzata, sostenuta da una propria rete satellitare militare attiva dal 2024 e dalla collaborazione con Russia e Cina. Per Biloslavo, il conflitto non può più essere letto come una semplice guerra asimmetrica, ma come uno scontro tra attori dotati di capacità tecnologiche e strategiche rilevanti.

Una nuova missione italo-francese in Libano

Il fronte libanese potrebbe coinvolgere direttamente l’Italia. Il 4 agosto a Roma dovrebbe essere discusso un accordo per la creazione di una forza italo-francese destinata a sostituire, almeno in parte, la presenza dei caschi blu dell’ONU nel sud del Libano. «Si parla di una forza italo-francese che dovrebbe sostituire anche la fallimentare forza dei caschi blu dell’ONU nel sud del Paese», spiega Biloslavo.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di sostenere l’esercito regolare libanese nel controllo del territorio, ma il punto decisivo riguarda la natura concreta della missione e le possibilità operative affidate ai contingenti europei.

Regole d’ingaggio chiare e capacità di intervento

Per Biloslavo, una nuova missione non dovrebbe ripetere le debolezze già mostrate dai contingenti ONU, spesso impossibilitati a intervenire durante gli scontri. La forza italo-francese dovrebbe quindi essere dotata di regole d’ingaggio precise e di una reale capacità di reazione. «Io penso che sia inevitabile se vogliamo aiutare l’esercito», afferma in riferimento alla necessità che i militari siano armati e pronti a rispondere al fuoco.

La sua critica alle missioni esclusivamente simboliche è netta: «Se dopo vai e ti chiudi nel bunker non serve a niente. È meglio stare a casa, se vai là con le margherite ancora meno». Secondo il giornalista, la presenza italiana avrebbe senso soltanto se accompagnata da una volontà politica chiara e dalla possibilità concreta di incidere sugli equilibri sul terreno.

Il nodo Hezbollah e il rischio di una nuova guerra civile

Il principale ostacolo alla stabilizzazione del Libano resta il disarmo di Hezbollah. L’organizzazione sciita è l’unica grande milizia rimasta armata dopo la guerra civile e, secondo Biloslavo, non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare ai propri arsenali. «Il nodo vero è il disarmo di Hezbollah e io penso che non abbia nessuna intenzione di disarmare», ribadisce.

La permanenza di una forza armata autonoma, unita alla ripresa delle ostilità regionali, potrebbe trascinare il Libano verso un nuovo conflitto interno. «Si rischia la guerra civile, altri parlano di guerra civile», avverte Biloslavo. In questo scenario si inseriscono anche gli equilibri siriani e il ruolo ambiguo dei diversi attori regionali, impegnati a dialogare con le potenze internazionali pur mantenendo interessi spesso divergenti.

In sintesi

  • Fausto Biloslavo sostiene che il memorandum tra Stati Uniti e Iran sia ormai stato superato dalla ripresa delle ostilità.
  • Gli Stati Uniti affrontano una carenza di missili, con tempi di ripristino che potrebbero arrivare fino a un anno.
  • Si valuta una nuova missione italo-francese in Libano per sostenere l’esercito locale e sostituire parte della presenza ONU.
  • Secondo Biloslavo, la missione avrebbe senso soltanto con regole d’ingaggio chiare e una reale capacità di intervento.
  • Il mancato disarmo di Hezbollah aumenta il rischio di una nuova guerra civile libanese.

FAQ

Qual è il principale problema militare degli Stati Uniti nel confronto con l’Iran?

Secondo Biloslavo, Washington dispone di riserve limitate di missili costosi e difficili da sostituire rapidamente. Il ripristino degli arsenali potrebbe richiedere diversi mesi o persino un anno.

Cosa pensa Biloslavo del possibile disarmo di Hezbollah?

Ritiene che Hezbollah non abbia alcuna intenzione di disarmare e che questa posizione aumenti sensibilmente il rischio di un nuovo conflitto interno in Libano.

 


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