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L'opinione

Il Padre della Patria

today8 Luglio 2024 1338 1

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A cura di Ferruccio Bovio

L’aeroporto di Malpensa sarà, dunque, intitolato a Silvio Berlusconi: e l’annuncio è stato dato dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sul palco del “Forum in masseria” che si è svolto a Manduria, nella tenuta salentina di Bruno Vespa. Un annuncio che giunge a poco più di una anno dalla scomparsa di quello che, molto probabilmente, è stato il premier più divisivo della nostra storia repubblicana. Tra gli aeroporti internazionali dedicati a statisti di grande rilievo, in questo momento ci vengono in mente il Kennedy di New York ed il De Gaulle di Parigi: facenti entrambi riferimento a due uomini che seppero, indubbiamente, risultare come elementi di forte unificazione per i propri Paesi. Il primo indicando agli Americani, con la sua famosa “Nuova Frontiera”, una entusiasmante prospettiva di transizione verso il disarmo e la distensione, nonché verso un impegno concreto nella costruzione di un benessere materiale interno più effettivo e largamente distribuito. Il secondo, per avere sempre rappresentato la dignità e la compattezza di una Francia che non accettò mai di arrendersi ad Hitler.

Pertanto, come del resto era più che prevedibile, questo processo in atto di beatificazione di Berlusconi – che, sostanzialmente, mira a trasformarlo in un autentico padre della patria – sta cominciando a rialimentare le stesse polemiche tra “anti” e “pro” Cavaliere, che hanno segnato la vita politica nazionale dal 1994 in poi.  Ad esempio, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, senza andare a toccare il nervo scoperto dei numerosi punti interrogativi riguardanti la vita pubblica e privata di Silvio Berlusconi, ha subito ricordato al ministro Salvini che, in Italia, nessuna strada o piazza pubblica può essere intitolata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Si dirà, volendo cavillare, che uno scalo aeronautico o portuale non  sono le vie di una città, ma a noi pare, comunque, che la “ratio” della norma resti quella…

Ci domandiamo, pertanto, se fosse proprio il caso di introdurre un ulteriore elemento di conflittualità in un Paese che, come è il nostro, ha già, per conto suo, la straordinaria capacità di dividersi praticamente su tutto. Non abbiamo difficoltà a scrivere della diffidenza che abbiamo sempre provato nei confronti di Berlusconi, anche se, al tempo stesso, ci è sovente capitato di solidarizzare con lui, ritenendolo vittima di una persecuzione giudiziaria difficilmente immaginabile in un altro stato di diritto. Però, i commenti e le reazioni cui stiamo assistendo in queste ore sembrano  confermarci che la capacità di dividere espressa dal Cavaliere di Arcore è ancora molto forte e che, quindi, la sua – se proprio verrà imposta – potrà, al massimo, essere considerata come quella di un padre di una mezza patria sempre meno unita.

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08 Luglio 2024

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Scritto da: Giornale Radio

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