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Il punto della settimana
today26 Aprile 2026
A cura di Ferruccio Bovio
Anche quest’anno, con l’avvicinarsi del 25 Aprile, il presidente del Senato, Ignazio la Russa, ha rilanciato l’idea di ricordare, contestualmente, sia i caduti della Resistenza, che quelli di Salò, come gesto di riconciliazione nazionale. Chi sostiene l’opportunità di rivedere l’impianto celebrativo che, da sempre, caratterizza la Giornata della Liberazione, di solito lo fa argomentando che, in fondo, anche quelli che sono morti in camicia nera combattevano in “buona fede”. E su questo aspetto, non ci sentiamo certamente di negare che, un po’ perché costretti dalla leva obbligatoria e dalla paura di finire al muro in caso di diserzione e un po’ perché suggestionati da almeno vent’anni di propaganda fascista, chissà quanti giovani avranno imbracciato il moschetto senza avere pienamente contezza di quello che stessero facendo…D’altra parte, la storia del nostro secondo Novecento è piuttosto ricca di individui che, finita la guerra, hanno cancellato, più o meno spontaneamente, ogni legame con il proprio trascorso “repubblichino” per abbracciare nuovi orientamenti politici e culturali. Giusto così, poiché una prova d’appello non si nega mai a nessuno. Tra l’altro, c’è stato persino chi, archiviando un passato per lui alquanto imbarazzante e facendo dell’antifascismo un proprio marchio di fabbrica, è arrivato persino a vincere il premio Nobel per la Letteratura…
Tuttavia, resta il fatto che un conto è indulgere sugli sbagli e sulle ingenuità che si possono commettere in gioventù ed un altro è, invece, quello di applicare concetti come “buona fede” o “patriottismo” ad eventi che, trascendendo la sfera dell’individuale, vanno, essenzialmente, ad inquadrarsi in una prospettiva che è storica e, quindi, anche inevitabilmente collettiva. E purtroppo, nel nostro Paese, in quel tragico biennio 1943 – 45, si ammazzarono tra di loro cittadini italiani che (consapevolmente o meno) stavano dalla parte di Hitler ed altri che, invece, lo combattevano. Di conseguenza, pensiamo che sia quasi inutile soffermarsi ad immaginare come sarebbe ancora oggi il mondo se, per disgrazia, avessero vinto i primi… Ci pare, pertanto, opportuno evitare di commemorare insieme i caduti dell’una e dell’altra parte: se, infatti, sarà pure vero che tutti i morti (o quasi) meritano rispetto, altrettanto fondata è però anche l’obiezione di chi ritiene che l’ accomunare le sorti di partigiani e brigate nere, più che a promuovere un lodevole gesto di pietà umana, servirebbe, in realtà, solamente ad alimentare un pericoloso fenomeno di confusione interpretativa della nostra Storia.
Attribuzione della Foto: Commons Wikimedia (CC BY-SA 4.0)
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Scritto da: Giornale Radio
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