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La proposta di un nuovo strumento di debito comune lanciata dai commissari europei

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Nelle ultime ore, ha fatto molto discutere la proposta di un nuovo strumento di debito comune lanciata dai commissari europei, Paolo Gentiloni e Thierry Breton – titolari, rispettivamente, dell’Economia e del Mercato interno – da realizzarsi sulla falsariga del già sperimentato “modello Sure” (vale a dire, il pacchetto da 100 miliardi di euro di prestiti creato dalla Commissione per finanziare la cassa integrazione durante la pandemia). L’ Unione Europea, a questo proposito, risulta, infatti, divisa e le opinioni differenti non sono presenti soltanto tra i singoli Stati, ma anche all'interno della stessa Commissione UE. Al punto che persino il portavoce ufficiale della presidente, Ursula Von der Leyen, ha liquidato l’intervento dei due commissari parlando di “iniziative personali”, che non impegnano la Commissione. Anche se va dato atto alla stessa Von der Leyen di avere ancora recentemente sottolineato l’esigenza di "soluzioni europee che tutelino il mercato interno".

Vediamo però di capire meglio in che cosa consista questo “SURE” chiamato in causa da Gentiloni e da Breton.

Innanzitutto, Sure è l'acronimo in inglese di “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency”, ed è cioè lo strumento di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione durante un’emergenza. E’ stato, infatti, ideato per tutelare i posti di lavoro e i lavoratori in piena crisi sanitaria e possiamo pure considerarlo come una sorta di antesignano del Recovery Fund.

In pratica, ha consentito di fornire, sotto forma di prestiti, 100 miliardi di euro (di cui oltre 27 all'Italia), concessi dall'Unione Europea agli Stati membri ed a condizioni favorevoli.

I fondi sono, infatti, stati utilizzati dai Paesi membri per sostenere gli aumenti improvvisi della spesa pubblica destinati al mantenimento dell'occupazione: in particolare, per coprire i costi direttamente legati alla cassa integrazione o ad altri sostegni simili a favore dei lavoratori.

Il bassissimo tasso d'interesse con cui la Commissione riesce ad approvvigionarsi sul mercato per i prestiti (basti pensare che le prime obbligazioni del 2021 sono state emesse addirittura con un rendimento negativo e cioè meno 0,497% per i titoli a 7 anni e meno 0,134% per quelli a 30), ha permesso, ad esempio, all'Italia di risparmiare, fino ad oggi, oltre 4 miliardi di euro di interessi.

I prestiti concessi agli Stati membri sono sostenuti da un sistema di garanzie fornite dagli Stati stessi, in base all’importo che ogni Paese conferisce, con la sua quota, al Reddito nazionale lordo totale dell'Unione Europea.

Ecco perchè il Sure viene considerato un'espressione concreta della solidarietà all’interno dell'Unione, dal momento che i Paesi membri accettano di aiutarsi reciprocamente attraverso l'Unione stessa, mettendo a disposizione risorse finanziarie supplementari. Secondo gli ultimi dati resi disponibili dalla Commissione, il Sure ha sostenuto circa 31,5 milioni di persone e 2,5 milioni di aziende nel 2020. E stiamo parlando di quasi un terzo del totale dell'occupazione e delle imprese nei 19 Stati membri beneficiari. Nella prima metà del 2021, ha, inoltre, sostenuto ancora circa 9 milioni di persone e oltre 800 mila imprese. Infine, grazie a questo meccanismo, gli Stati membri hanno risparmiato intorno agli 8,5 miliardi di euro in pagamenti di interessi.

06 Ottobre 2022


Le notizie di "Business Planet", la rubrica di Giornale Radio. In Redazione Ferruccio Bovio, in Studio Roberto Frangipane.

 

 

 

 

 

 

 

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