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Una giustizia giusta

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Tra le migliaia di pagine dell'inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto 2018 con 43 morti, scorrono gli ultimi anni di Storia italiana, tra controlli mai eseguiti da parte degli organi competenti, sviste, dimenticanze, falsificazioni di documenti.
Un coacervo di gravi inadempienze che portano i magistrati a cambiare le ipotesi di accusa per 71 indagati secondo l'articolo 432 del codice di procedura penale: non più un reato colposo ma il “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”, fino al falso e all'attentato alla sicurezza dei trasporti.
Vuol dire che, in caso di condanna, gli imputati rischiano pene molto più severe: almeno dodici anni di reclusione invece dei cinque previsti dal reato colposo. Poi le cose possono cambiare in sede processuale, perché le decisioni della Procura potrebbero essere trasformate dai giudici.
In particolare, le nuove accuse provengono delle indagini sulle barriere fonoassorbenti pericolose. Secondo la Procura, gli ex vertici di Aspi avrebbero risparmiato sulla manutenzione della rete per aumentare gli utili del Gruppo Atlantia. Non significa che hanno volutamente fatto crollare il viadotto Morandi, ma avrebbero messo insieme una serie di comportamenti dolosi, come la mancata manutenzione o la realizzazione di falsi verbali, tali da portare al crollo.
Nella sostanza, gli ex vertici di Autostrade avrebbero messo in atto falsi rapporti per nascondere “l’assenza di reali ispezioni” e per “nascondere la sottovalutazione dei reali vizi accertabili”.
La risposta giudiziaria per simili fatti in Italia è spesso lunga, piena di ostacoli, e spesso non coincidenti con le richieste dei pm, con condanne in primo grado, assoluzioni in secondo e terzo grado.
Non è compito dei giornalisti istruire processi. Però ci chiediamo se in Italia è ancora possibile stabilire una giustizia giusta, in grado cioè di trasformare gravi indizi in prove schiaccianti, prove provate, nel rispetto dei diritti degli imputati, ma tenendo anche conto dell'altrettanto rispetto della memoria di 43 persone e dei loro familiari.

19 dicembre 2020

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