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L’uscita di Donald Trump, tra ostinazione e strategia

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Alcuni funzionari della Casa Bianca hanno riservatamente fatto pervenire alla CNN i propri timori in merito al “via vai” di consiglieri privati che stanno frequentando, in questi giorni, le stanze private del Presidente uscente Donald Trump, il quale, non ancora rassegnato ad accettare l’esito delle elezioni che ne hanno decretato la sconfitta, pare studiare estremi tentativi per impedire la nomina di Joe Biden alla quarantaseiesima Presidenza degli Stati Uniti. Secondo l’autorevole emittente televisiva americana, Trump starebbe addirittura prendendo in considerazione l’ipotesi di opporsi alla normale prassi di lasciare libera la sede presidenziale il giorno del giuramento di Biden, vale a dire il 20 gennaio prossimo.
La CNN riporta che si andrebbero delineando scenari veramente inquietanti: Trump, con l’appoggio di alcuni deputati e senatori a lui fedelissimi, sarebbe intenzionato a portare la bagarre in Congresso il 6 gennaio, quando si dovranno contare ufficialmente i voti dei grandi elettori che hanno dato la vittoria a Biden. La scorsa settimana, il Presidente uscente avrebbe ricevuto più volte nello Studio Ovale o, comunque, contattato personaggi come l’avvocatessa cospirazionista Sidney Powell, il suo ex Consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, il suo ex stratega politico Steve Bannon e il Consigliere al commercio Peter Navarro, i quali si starebbero dando da fare per organizzare sui social, e in particolare su Facebook, una sorta di Inauguration Day alternativo, proprio in perfetta contestualità rispetto a quello ufficiale del 20 gennaio.

Non si era mai assistito in tutta la storia degli USA ad un passaggio di consegne così contrastato e avvelenato. Al tradizionale fair play con il quale il candidato sconfitto, attraverso una telefonata di congratulazioni, riconosceva all’avversario di avere vinto, Donald Trump ha opposto lo sbarramento di una sistematica campagna di delegittimazione dei risultati elettorali, intraprendendo, con i suoi legali, tutta una serie di ricorsi giudiziari che però, ogni volta, sono stati respinti. Per circa due mesi, milioni di sostenitori del Partito Repubblicano si sono sentiti ripetere che i brogli elettorali messi in atto dai democratici sarebbero stati smascherati da “prove certe” in possesso del loro Presidente e che, quindi, niente e nessuno avrebbe mai potuto rimuovere dalla sua poltrona l’attuale inquilino della Casa Bianca.

È difficile credere che, fin dal primo responso delle urne, Trump non avesse compreso che il suo mandato era ormai giunto al termine e poiché l’uomo è tutt’altro che un ingenuo, è molto probabile che, dietro a questa sua imbarazzante ostinazione, ci sia una ben precisa strategia politica. Alimentare, infatti, il mito della “vittoria rubata” può, indubbiamente, contribuire a mantenere più unito il nucleo (per ora ancora assai numeroso) dei suoi fans, in vista delle elezioni del 2024, alle quali Trump stesso, oppure un candidato di sua assoluta fiducia, potrà probabilmente partecipare. L’avvertimento che Trump manda al Partito Democratico ˗ ma anche all’establishment dell’Old Party ˗ è, quindi, quello di non illudersi di essersi liberati di lui... perché continuerà a muovere tutti i pezzi di cui dispone sulla scacchiera pur di rendere la vita difficile alla nuova Amministrazione democratica.

Il programma futuro di Donald Trump sembra, pertanto, prescindere dal fatto che il Paese, tra pandemia, scontri sociali e contrapposizioni frontali quasi mai vissute (se non durante la Guerra di Secessione), attraversa una fase particolarmente delicata, nella quale spargere irresponsabilmente benzina su un’area potenzialmente infiammabile è un azzardo che potrebbe portare a conseguenze drammatiche. Non va, infatti, sottovalutato il dato che questo 2020 ha visto, negli USA, anche la nascita di alcune organizzazioni paramilitari che, in un paio di circostanze, si sono già persino pericolosamente fronteggiate: e stiamo parlando – non dobbiamo dimenticarlo – di un Paese in cui la circolazione di armi tra i privati non conosce praticamente limitazioni.

(Foto di Gage Skidmore, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)

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