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Addio a Godard

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

L'Apertura di Ferruccio Bovio

Il mondo del cinema deve separarsi da Jean-Luc Godard, il grande regista franco – svizzero che, a 91 anni, ha scelto di morire ricorrendo al suicidio assistito in Svizzera: “non era malato, era soltanto esausto” si legge su “Liberation”.

Tra i principali fondatori negli anni ’60 della “Nouvelle Vague”, Godard era nato a Parigi il 3 dicembre 1930 e lascia oggi alla storia della “settima arte” un patrimonio di oltre 100 film girati in circa 70 anni di carriera: fra gli altri, ricordiamo “A bout de souffle” (Fino all'ultimo respiro), “Le Mépris” (Il disprezzo), “Pierrot le fou” (Il bandito delle 11) e “Sauve qui peut (la vie)” (Si salvi chi può...La vita).

Formatosi in ambienti dell’alta borghesia protestante franco-svizzera, il giovane Jean Luc rompe ben presto i rapporti con la famiglia d’origine per dedicarsi completamente alla sua immensa passione per il cinema, di cui diventa rapidamente un critico raffinato, che comincia però a cimentarsi anche con la cinepresa.

Il suo primo film, “A bout de souffle”, del 1960, ottiene subito un successo straordinario sia di pubblico che di critica: e stiamo parlando, infatti, di una pellicola che oltre ad influenzare molti futuri registi è ancora oggi considerata come una delle opere che hanno cambiato il modo di fare cinema. Protagonista è un ventisettenne attore francese, Jean Paul Belmondo, destinato a raggiungere livelli quasi ineguagliabili di popolarità: interpreta la parte di un giovane malvivente di nome Michel Poiccard, che si innamora di una studentessa americana a Parigi, interpretata da Jean Seberg.

Intanto, con alcuni ambiziosi colleghi del cinema d’Oltralpe - come François Truffaut, Alain Resnais e Claude Chabrol - Godard è il fondatore di quella “Nouvelle Vague”, che ha tracciato un solco profondo nella storia del cinema mondiale.

Nel 1963, con “Le Mépris” Godard mette in scena una bravissima Brigitte Bardot accanto ad un altro grande del cinema francese, l’attore Michel Piccoli. Due anni dopo con “Pierrot le fou” firma un road movie su una coppia in fuga: quella formata nuovamente da Belmondo e da Anna Karina, la moglie da cui Godard si stava in quel momento separando.

Pochi anni dopo, vive con estrema intensità il periodo del 68, durante il quale adotta posizioni politiche molto radicali, sospendendo, in pratica, la sua attività di regista.

Tornerà, comunque, negli Anni 70 con film di grande successo come “Tout va Bien” (in Italia ”Crepa padrone, tutto va bene” con Ives Montand e Jane Fonda), “Icie et Ailleurs” e “Sauve qui peut la vie” (in Italia “Si salvi chi può”, con Isabelle Huppert).

Godard, nel corso della sua carriera, ha ottenuto i massimi premi e riconoscimenti sia in Francia, che all’estero, tra cui un Oscar nel 2010 e la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2018 per la sua ultima opera “Le livre d’image”.

Di lui il quotidiano parigino “Liberation” ha appena scritto: “come ogni volta che muore un personaggio eccezionale, Godard porta con sé qualcosa strappandola alla coscienza collettiva”.

Credits: Agenzia Fotogramma

14 Settembre 2022

Leggi “L'Apertura di Giornale Radio" a cura di Ferruccio Bovio dal lundeì al sabato, sul sito di Giornale Radio. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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