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Inchiesta Renzi/Open, via libera della Consulta al conflitto di attribuzione tra Senato e i pm di Firenze

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

L'Apertura di Daniele Biacchessil

Spetta alla Consulta il compito di stabilire se i pm fiorentini dell'indagine sulla Fondazione Open hanno violato i diritti del senatore Matteo Renzi, allegando alla documentazione giudiziaria anche e-mail e chat senza chiedere l’autorizzazione preventiva di Palazzo Madama. Nella sostanza, secondo la Consulta è ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Senato contro i magistrati di Firenze. Si tratta di una pronuncia importante che potrebbe avere un riflesso sul processo Open: il giudice per l’udienza preliminare potrebbe decidere di sospendere l’udienza in corso a Firenze. Agli inizi di febbraio 2022, i pm toscani avevano chiesto di processare Matteo Renzi e altre dieci persone tra cui Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi, l’imprenditore Marco Carrai. Per tutti gli indagati, la magistratura ipotizza i reati di finanziamento illecito ai partiti alla corruzione, riciclaggio al traffico di influenze. All’interno dell’indagine sono confluiti migliaia di documenti ottenuti dalla procura tramite una serie di perquisizioni e sequestri nei confronti di alcuni indagati, tranne Matteo Renzi. In quel caso i pm avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione preventiva alla Camera di competenza. Ma la procura di Firenze non aveva alcuna intenzione di perquisire Renzi. Il nome dell’ex premier, però, è saltato fuori in una serie di messaggi Whatsapp conservati nella memoria di cellulari sequestrati a terze persone. Ad esempio, il 7 ottobre 2021 Renzi aveva scritto all’allora presidente del Senato, Elisabetta Casellati, chiedendo di tutelare le proprie “prerogative costituzionali” che considerava violate dagli inquirenti. Il caso è finito alla Giunta per le Immunità del Senato: Renzi, audito dall’organo parlamentare, ha specificatamente citato le chat Whatsapp con l’imprenditore Vincenzo Manes nel giugno 2018, in cui si parla del volo Roma-Washington da 135mila euro pagato dalla fondazione Open. La Corte di Cassazione ha giudicato infondata la comparazione tra le chat Whatsapp e la normale corrispondenza: i giudici della Corte Suprema hanno stabilito che i messaggi Whatsapp rinvenuti in un telefono cellulare non rientrano nel concetto di “corrispondenza“. Ora il caso finisce alla Consulta che dovrà offrire un parere definitivo.

Credits: Agenzia Fotogramma

25 Novembre 2022

Leggi “L'Apertura di Giornale Radio" a cura di Daniele Biacchessi dal lunedì al sabato, sul sito di Giornale Radio.

 

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