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Corte Costituzionale: un no che farà discutere a lungo

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

La Corte Costituzionale ha, dunque, dichiarato inammissibile il referendum sulla cannabis poiché – come ha precisato il presidente Giuliano Amato – il quesito era articolato in tre sotto quesiti, il primo dei quali prevedeva l’esclusione, dalle attività penalmente rilevanti, della coltivazione di determinate sostanze, compresa quella del papavero, della coca e di altre droghe pesanti. E già solo questo aspetto avrebbe portato l’Italia a violare alcuni obblighi internazionali.

Probabilmente, il testo che costituiva la domanda del referendum sarà anche stato formulato in modo poco corretto o, comunque, confuso, ma è certo che la sentenza pronunciata a suo riguardo dalla Consulta ha deluso le aspettative di tanti cittadini – soprattutto giovani – che si erano recati in massa ai banchetti aperti dai Radicali per apporre le loro firme. Tra l’altro, ad accendere le speranze del popolo referendario era stato lo stesso presidente Amato, quando, venerdì scorso, aveva pubblicamente invitato i suoi colleghi giudici ad esprimersi sulla sostanza dei quesiti presentati, evitando di andare a cercare in essi il cosiddetto “pelo nell’uovo”. Ora però, c’è il rischio concreto che questa decisione della Corte suprema contribuisca non poco ad allargare la distanza che, da ormai diversi anni, separa molti cittadini dalle istituzioni. Da parte di chi ha accolto con favore la bocciatura del referendum si fa, invece, notare che un tema di questo tipo non può essere affidato ad una consultazione popolare diretta, ma dovrebbe, al contrario, essere sottoposto al vaglio del Parlamento, a livello di politica legislativa, con una valutazione attenta e ponderata che ponga al primo posto la tutela di garanzie individuali e collettive della popolazione come quelle della salute.

A livello globale, le leggi in materia di cannabis variano da Paese a Paese. In alcuni Stati è illegale, in altri è legale e ce ne sono alcuni che ne consentono l’uso esclusivamente a scopo terapeutico. Ad esempio, l’Uruguay è stato il primo al mondo a legalizzarne la coltivazione e la vendita, rendendola però monopolio di Stato: pertanto, ogni cittadino maggiorenne può coltivare, acquistare e consumare cannabis, ma per farlo deve essere iscritto in un apposito albo. In Corea del Nord invece l’uso è completamente libero poichè non è neanche considerata una droga.

In Europa, i Paesi che sono intervenuti legislativamente per disciplinare la controversa materia lo hanno fatto procedendo ciascuno sulla base di percorsi autonomi e non coordinati tra di loro. Pertanto, a ottobre il Lussemburgo è diventato il primo Stato continentale ad annunciare la legalizzazione della produzione e del consumo di marijuana, mentre a Malta è diventato pienamente legale l’uso ricreativo ( e non la coltivazione ) della cannabis per i maggiorenni. Da noi ed in Austria è, invece, legale per usi terapeutici ed in Germania ne è stato depenalizzato il possesso entro i limiti dei 10 grammi.

E voi, cari lettori, sareste andati volentieri a votare il referendum respinto dalla Corte Costituzionale? Ritenete che quello della cannabis sia un tema particolarmente “sentito” dal cittadino medio italiano? E, comunque, a livello personale, siete favorevoli o contrari alla depenalizzazione delle droghe leggere?

18 Febbraio 2022

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook o Instagram
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