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Cyberbullismo: faccia qualcosa almeno lo Stato

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Le pagine della cronaca sono sempre più funestate dalle notizie che riguardano la fine prematura e violenta di qualche minore. In particolare, negli ultimissimi giorni, a turbare la coscienza di molti di noi è stata la vicenda di un tredicenne (praticamente un bambino) di Gragnano che – sembra ormai certo – sia stato indotto al suicidio da un gruppo di suoi coetanei che avevano iniziato a perseguitarlo soprattutto sui social. Una chat segreta, già individuata dai Carabinieri, ha persuaso gli inquirenti di trovarsi in presenza non di un incidente – come in un primo momento si era pensato, attribuendo la caduta dal quarto piano ad un tentativo di spostare l’antenna della TV – ma di un vero e proprio caso di istigazione al suicidio. La morte del ragazzino pare, infatti, essere stata il frutto velenoso di una sistematica azione di odio e di disprezzo portata avanti da una banda di bulli, che già lo avevano minacciato verso la fine della scuola, aggredendolo sia verbalmente che fisicamente.

I militari dell’Arma, analizzando il cellulare della vittima, hanno subito trovato conferme alle ipotesi investigative che si sono, quindi, decisamente orientate verso la presenza di una forma di persecuzione che andava ormai avanti da diverso tempo.

Nello specifico, è stato rilevato un messaggio che conteneva addirittura l'invito a suicidarsi: anzi, proprio a buttarsi giù dalla finestra, come poi tragicamente avvenuto.

Il cyberbullismo – così come, del resto, tutte le azioni improntate a vigliaccheria - colpisce sempre là dove avverte uno spazio di vulnerabilità di cui approfittare: e, per fortuna, non tutti i giovanissimi presentano le stesse fragilità ed insicurezze.

Che cosa si possa fare come genitori, insegnanti o anche semplicemente amici per tutelare la parte adolescenziale più indifesa della nostra società, lo abbiamo letto o addirittura scritto un’infinità di volte, enunciando buoni propositi ed impegni concreti che poi, normalmente, sono andati disattesi. Però, proprio in queste ore, ci è capitato di ascoltare il notissimo psichiatra, Paolo Crepet, suggerire al legislatore di proibire l’uso della tecnologia digitale fino ad almeno 12 anni. Il cyber bullismo – spiega Crepet - è diventato un fenomeno molto diffuso ed efficace nella sua spietatezza. E sono, inoltre, sempre più giovani i soggetti che rimangono avvolti nella sua spirale: cosa questa che i genitori non possono più, impunemente, permettersi di ignorare. I bambini – continua nel suo ragionamento - devono rimanere bambini e, pertanto, bisogna smettere di dotarli di strumenti digitali, poiché un bambino con un social è – dice Crepet - “un bambino solo, drammaticamente solo”.

E, visto che le famiglie su questo terreno sono piuttosto latitanti, allora è opportuno – conclude lo psichiatra torinese – che ci pensi almeno lo Stato, stabilendo norme più restrittive e magari rivedendo anche quelle che riguardano l’età in cui si diventa penalmente imputabili.

Chi di noi è (o è stato genitore) di un adolescente sa quanto possa risultare ingrato e scomodo il dover interpretare, alle volte, la parte del padre o della madre in modo severo e rigoroso: specialmente quando – posti a confronto con altri genitori più accondiscendenti – si rischia addirittura per essere vissuti dai propri figli come degli stupidi ed antiquati aguzzini. Si finisce così, sovente, per “cedere”, un po’ per troppo amore e un po’ per sfinitezza, magari anche nella piena consapevolezza di sbagliare proprio tutto.

06 Settembre 2022

Risultati del sondaggio sui nostri social:

Alla domanda "Nel commentare il drammatico episodio che ha visto un tredicenne di Gragnano togliersi la vita, buttandosi dalla finestra su istigazione di una banda di suoi coetanei dediti al cyberbullismo, il notissimo psichiatra, Paolo Crepet - considerata la diffusa disattenzione delle famiglie - ha proposto un intervento legislativo che proibisca l’uso della tecnologia digitale almeno sino all’età di 12 anni. Siete favorevoli a che sia lo Stato a disciplinare l’utilizzo che gli adolescenti fanno di smartphone e computer?”

Il 77% di voi ha risposto SI, mentre il 23% ha risposto NO. Grazie per aver partecipato al sondaggio di Giornale Radio, continua a votare con noi! Giornale Radio conta su di te.

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook o Instagram
Saremo lieti di rispondervi 

 

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