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Trent’anni dopo

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Esattamente trent’anni fa, il 17 febbraio 1992, veniva arrestato a Milano il presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa, per una tangente di 7 milioni di lire: in fondo una bazzecola rispetto al fiume di denaro che alimentava la politica di quegli anni. L’episodio resta però, storicamente molto importante perché fu quello che diede il via alla maxi inchiesta sulla corruzione che, ben presto, cominciammo a conoscere con la definizione di “mani pulite”. Sulle prime sembrò trattarsi di un fatterello del tutto marginale, al punto che Bettino Craxi, giocando sul nome di battesimo dell’imputato, lo commentò parlando di una marachella commessa da un “Mariuolo”, ma poi, nel giro di pochi mesi, il fiammifero acceso dalla procura di Milano, guidata dall’inflessibile Francesco Saverio Borrelli, si trasformò in un incendio di dimensioni impressionanti e tale da coinvolgere tutto il sistema dei partiti che aveva retto le sorti del Paese fino a quel momento. Basti pensare che a Milano ci furono 4520 indagati, 3200 rinviati a giudizio e 1281 condannati.

Sono i giorni nei quali sale alla ribalta del palcoscenico nazionale una figura che rapidamente conquista la fiducia e la simpatia di una buona parte degli Italiani: un autentico “homo novus”, venuto dalla gavetta, che pare incarnare la voglia di riscatto, di rivincita e – perché no – anche il rancore e la frustrazione di milioni di individui che si erano sempre sentiti esclusi da quei giochi – per altro ritenuti oscuri – che restavano appannaggio esclusivo dei pochi privilegiati membri di quella casta che appariva loro troppo lontana. La popolarità di Antonio Di Pietro, il pm che mise nel sacco Mario Chiesa, crebbe così a livelli certamente mai toccati da nessun altro uomo di legge, al punto che le statuine che lo raffiguravano cominciarono ad essere inserite persino nei presepi napoletani, accanto a quelle della Sacra Famiglia... Intanto, i pesci che cadevano nella rete della procura milanese diventavano sempre più grossi, partendo dagli ex sindaci del capoluogo lombardo, Tognoli e Pillitteri, per arrivare fino ai vertici dei partiti e dell’economia nazionale con i nomi di Craxi, Forlani, Gardini, Romiti e tanti altri ancora...Solo per Gianni Agnelli, Borrelli & Company ritennero di non dover applicare il teorema del ”non poteva non sapere” usato, invece, senza tanti riguardi, nei confronti di tutti gli altri comuni mortali.

Sono mesi funestati anche dal verificarsi di eventi tragici come il suicidio del deputato socialista Sergio Moroni, quello dell'ex presidente dell’ Eni Gabriele Cagliari e quello del presidente della Montedison Raul Gardini. Si tratta di fatti – almeno i primi due – che gli osservatori più garantisti tendono ancora oggi ad attribuire ad un uso eccessivo e disinvolto delle carcerazioni preventive, ma ciò nonostante il pool di “mani pulite” continuava a godere di un grande consenso popolare che culminerà nell’intimidatorio assedio riservato a Bettino Craxi, sommerso da una pioggia di monetine, all’uscita dall’hotel Raphael, nel giorno in cui il Parlamento non aveva concesso l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

Trent’anni dopo, per fare un bilancio di questa drammatica esperienza di storia nazionale, dovremmo forse partire dalle parole dello stesso procuratore capo Borrelli il quale, poco prima di morire, chiese scusa per quello che egli stesso definì ”il disastro di mani pulite”, poiché – a suo giudizio - non era proprio valsa la pena di buttare all’aria tutto il mondo precedente per cascare poi in quello attuale.

La fine dei partiti della Prima Repubblica – purtroppo mai più adeguatamente sostituiti - ha segnato, infatti, l’inizio di una serie, ormai trentennale, di governi privi di una qualsiasi capacità di indirizzare il Paese con credibilità ed autorevolezza (se non nei due casi in cui, più per disperazione che per scelta consapevole, si è fatto ricorso al prestigio dei due “super Mario”, Monti e Draghi).

E voi, cari lettori, che opinioni avete su questa sorta di rivoluzione giudiziaria dalla quale oggi gli stessi protagonisti di allora sembrano prendere le distanze? Ritenete, ad esempio, che l’inchiesta di “mani pulite” sia stata effettivamente condotta con la dovuta imparzialità?

Credits: Alberto Novi

17 Febbraio 2022

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