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Un parroco difficile da gestire

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola e Framura, due incantevoli località balneari sul litorale spezzino, è stato sospeso “a divinis” dal vescovo di La Spezia, monsignor Ernesto Luigi Palletti, il quale aveva avvertito il sacerdote che, se non avesse rivisto alcune sue scelte e affermazioni, sarebbe incorso nella sanzione ecclesiastica. Ciò nonostante, Don Giulio ha proseguito egualmente per la sua strada, continuando a benedire le coppie omosessuali, firmando a favore del referendum sull’eutanasia ed assumendo posizioni più “possibiliste” sull’aborto: il tutto nella convinzione di agire nell’interesse della Chiesa stessa, altrimenti avviata, a suo parere, ad occupare un ruolo “sempre più marginale” e “sempre meno credibile” nella società contemporanea. Un rischio che, secondo il parroco “ribelle”, è destinato a diventare molto concreto, nel caso in cui il mondo cattolico non trovi in se stesso la capacità di mettere in discussione alcuni aspetti della sua dottrina che, se in passato potevano anche avere avuto una loro ragione di essere, oggi, alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti, negli ultimi anni, nelle coscienze e nelle sensibilità umane, possono condurre al distacco o addirittura al rifiuto della Chiesa da parte di chissà quanti fedeli.

Don Mignani, a proposito delle discussioni sorte dai provvedimenti disciplinari presi nei suoi riguardi, lamenta il fatto che la Chiesa cattolica sembri chiudersi in quella che lui definisce una ”sterile autoreferenzialità”, che impedisce a tutti i suoi membri (clero compreso) di esprimere e motivare serenamente le proprie opinioni. In occasione dell’ultima Pasqua, Mignani aveva rifiutato di benedire le palme, volendo, in tal modo, sottolineare la sua contrarietà alla dottrina della fede secondo cui “la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita”.

Inoltre, prendendo parte ad un incontro sul referendum sull’eutanasia, dichiarò che era doveroso “riflettere senza tabù e pregiudizi sull’ipotesi di una legge che regolamenti l’eutanasia” e non per svalutare l’importanza della vita, ma, al contrario, proprio per l’ “altissimo rispetto” nutrito nei suoi confronti. Quanto poi all’aborto, Don Mignani ha più volte spiegato che una scelta così definitiva può competere soltanto alle persone che ne sono protagoniste e non ad altri. Quello che, comunque, a lui risulta chiaro è il dato che “negando il diritto all’aborto, si lasciano le donne in mano ai carnefici”, aggiungendo sofferenza ad altra sofferenza.

Per parte sua, la Curia di Spezia ha ribadito che chi viene ordinato sacerdote si impegna liberamente all’osservanza degli impegni pastorali e canonici, nella piena consapevolezza che il mancato rispetto degli stessi comporta la sospensione dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e dalla predicazione.

Non c’è dubbio sul fatto che la presenza dei fedeli alle funzioni religiose stia calando sensibilmente in quasi tutta Europa e, quindi, probabilmente, i segnali di allarme che lancia don Mignani sono, dal suo punto di vista, pienamente giustificati. Tuttavia, non appaiono neanche infondate le argomentazioni di chi sostiene che una verità rivelata non può seguire le tendenze sociali che prevalgono in un determinato momento storico.

Credits: Nicola Goller (CC BY-SA 3.0)

06 Ottobre 2022

Risultati del sondaggio sui nostri social:

Alla domanda "Un sacerdote che esercitava le funzioni di parroco in provincia di La Spezia è stato sospeso “a divinis” dal suo vescovo per le sue prese di posizione, in contrasto con la dottrina cattolica, in merito ad unioni omosessuali, eutanasia ed aborto. Chi viene ordinato sacerdote – spiega la Curia diocesana spezzina – accetta liberamente di osservare alcuni impegni pastorali e canonici, il mancato rispetto dei quali comporta la sanzione ecclesiastica. 

Ritenete giustificato l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti del dissenso che, talvolta, si manifesta al suo interno?

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