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L'Istat ha diffuso ieri i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

A cura di Paolo Segio

L'Istat ha diffuso ieri i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali nel periodo Aprile-Giugno 2022. 

Alla fine del periodo in oggetto, i 40 contratti collettivi nazionali in vigore riguardano il 48,4% dei dipendenti – circa 6,0 milioni – e corrispondono al 48,8% del monte retributivo complessivo.

Nel corso del secondo trimestre 2022 sono stati recepiti 10 contratti. 

Nel settore privato: agricoltura-operai, servizio smaltimento rifiuti aziende private e municipalizzate e autoferrotranvieri. 

Per il settore pubblico si segnala la chiusura definitiva dei primi rinnovi relativi al triennio 2019-2021 che sono pertanto nuovamente scaduti. In particolare, sono stati recepiti gli accordi per Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali e enti pubblici non economici), Corpi di polizia a ordinamento civile e militare e Forze Armate.

I contratti che, a fine giugno 2022, sono in attesa di rinnovo scendono a 33 e coinvolgono circa 6,4 milioni di dipendenti, il 51,6% del totale.

Il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto, tra giugno 2021 e giugno 2022, è passato da 28,1 a 30,7 mesi, mentre per il totale dei dipendenti diminuisce lievemente (da 16,5 a 15,8 mesi).

La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-giugno 2022 è dello 0,8% più elevata rispetto allo stesso periodo del 2021.

L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a giugno 2022 segna un aumento congiunturale dello 0,3% e dell’1,0% rispetto a giugno 2021.

L’aumento tendenziale è stato dell’1,6% per i dipendenti dell’industria, dello 0,4% per quelli dei servizi privati e dello 0,5% per i lavoratori della pubblica amministrazione.

I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono quelli dei ministeri (+4,4%), dell’agricoltura (+4,1%), delle farmacie private (+3,9%) e dell’edilizia (+3,3%). L’incremento è invece nullo per il commercio e per il credito e assicurazioni.

Commentando i dati, l'ISTAT osserva che il divario tra la dinamica delle variazioni dei prezzi e quella delle variazioni delle retribuzioni contrattuali, nella media dei primi sei mesi dell’anno, arriva a quasi sei punti percentuali.

28 Luglio 2022

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