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I 70 anni del Telegiornale

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Facciamo i nostri auguri al Telegiornale che, sabato scorso, ha compiuto i suoi primi 70 anni. Era, infatti, il 10 settembre del 1952 ed una prima edizione sperimentale di quello che, nel tempo, sarebbe divenuto un appuntamento imprescindibile per le serate delle famiglie italiane, faceva il suo esordio raccontando, agli ancora pochissimi telespettatori, di una regata storica tenutasi a Venezia, della morte dell’ex ministro degli esteri Carlo Sforza e delIa vittoria di Alberto Ascari nel Gran Premio di Monza di Formula 1. Il primo speaker si chiamava Riccardo Paladini, mentre il direttore era un giornalista che, a soli 34 anni, aveva già partecipato a radiocronache importanti come la visita di Hitler a Roma o il trionfo di Bartali al Tour del 48: e stiamo parlando di quel Vittorio Veltroni, destinato a morire quattro anni dopo, lasciando un figlio di appena un anno che, verso la fine degli Anni 70, avremmo cominciato tutti a conoscere quale importante leader politico prima del PCI e poi di tutte le formazioni che da questo Partito sono, successivamente, derivate.

Come dicevamo, si trattava ancora di trasmissioni sperimentali che non andavano in onda neanche tutti i giorni, ma solamente il martedì, il giovedì ed il sabato. La messa in onda regolare avverrà, infatti, solo a partire dal 3 gennaio del 1954, con la prima trasmissione della tv destinata al grande pubblico. Dai 15 minuti del primo esperimento ci si spinse fino ai 20 minuti, che cercavano di rappresentare un ibrido tra i modelli del giornale radio, del cinegiornale dell‘Istituto Luce e del quotidiano stampato.

Com’era quel telegiornale? Che tipo di Paese raccontava? Se andiamo a leggere su “Epoca” cosa ne pensava, a quel tempo, Enzo Biagi, dobbiamo credere che il Telegiornale di allora parlasse di “un’Italia inesistente”. Scriveva, infatti, il grande giornalista - che, in seguito, si sarebbe appropriato magistralmente del mezzo televisivo - che le notizie riportate dal nuovo mezzo di informazione erano “indifferenti”: né buone, né cattive. Nè piacevoli e né importanti: più che altro, una vasta panoramica di ministri che tenevano un discorso, che inauguravano una fiera o che presenziavano al varo di una nave. Tutti fatti che, secondo Biagi, potevano interessare al massimo ai protagonisti delle immagini mandate in onda, ma nulla di più. D’altra parte, la televisione stessa era nata come monopolio governativo, figlia diretta di quella legge di riforma della RAI che, approvata da tutti i partiti nel 1947, aveva lasciato, di fatto, inalterato il modello fascista delle trasmissioni, confermando le norme in vigore durante il Ventennio ed assegnando la scelta dei membri del Consiglio di Amministrazione della Rai al presidente del Consiglio e ai ministri. In tal modo, il governo – così come accadeva ai tempi dell’Eiar – rimaneva il signore assoluto del sistema. Pertanto, anche in un settore particolarmente delicato come quello dell’informazione radio televisiva, l’Italia repubblicana non era riuscita a prendere seriamente le distanze dalle esperienze più negative del passato. E si trattò di una scelta che incide ancora oggi, in maniera rilevante, sul modello televisivo nazionale.

Una certa iniezione di pluralismo informativo si è, indubbiamente, cominciata a registrare con la riforma della RAI del 15 marzo del 1976, quando cioè ognuna delle due reti allora esistenti poté dotarsi di proprie distinte testate: il Tg1 e il Tg2. Ad esse, il 15 dicembre 1979, con la nascita della Terza Rete, si aggiungerà anche il Tg3 con i suoi notiziari regionali, stimolati dalla crescente concorrenza delle prime emittenti a carattere locale. Le reti private Mediaset, invece, potranno produrre dei notiziari in diretta solo a partire dal 1991.

E voi, cari amici, che opinioni avete in merito alla pluralità di informazione che offre oggi, nel suo complesso, il sistema radio televisivo italiano? Ritenete che sia adeguatamente libero, oppure vi pare di poter ancora rilevare la presenza di una certa regia occulta dietro alla diffusione delle notizie che, ogni sera, dagli schermi TV, entrano nelle nostre case?

12 Settembre 2022

Risultati del sondaggio sui nostri social:

Alla domanda "Il Telegiornale ha compiuto sabato i suoi primi 70 anni. Da allora si è passati, dopo quasi 40 anni di monopolio assoluto RAI nell’informazione televisiva, ad un sistema che oggi è sensibilmente più articolato. Ritenete che tale sistema sia, oggi, in grado di garantire la diffusione della più ampia pluralità di notizie e di opinioni?”

Il 33% di voi ha risposto SI, mentre il 67% ha risposto NO. Grazie per aver partecipato al sondaggio di Giornale Radio, continua a votare con noi! Giornale Radio conta su di te.

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook o Instagram
Saremo lieti di rispondervi 

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